mercoledì 4 febbraio 2009

Sonia Alfano getta ombre e sospetti sull’operato della Procura reggiana

Reggio non è un’isola felice rispetto alle infiltrazioni mafiose e già nel 1994 alcuni omicidi eccellenti, avvenuti in poco tempo, fecero capire che anche nella nostra città tirava aria pesante. E per contrastare la malavita organizzata è indispensabile trasparenza nell’assegnazione degli appalti, controllando non solo le ditte capofila ma anche i subappalti.Ad affermare «c’è qualcosa a Reggio che non mi convince assolutamente» è stata Sonia Alfano, ieri in occasione del convegno organizzato dalla lista civica Gente di Reggio e dagli Amici di Beppe Grillo all’hotel Posta, a cui ha partecipato assieme a Salvatore Borsellino. Una denuncia ripresa poi dal presidente della Cna Enrico Bini che ha rimarcato che «se le infiltrazioni mafiose ci sono, è perché c’è chi dà lavoro a ditte chiacchierate» e come spesso abbia avvertito «un senso di solitudine in questa mia battaglia».Un’analisi quella di Sonia Alfano, figlia del magistrato ucciso dalla Mafia, in cui ha mescolato la politica («C’è una parte che ha permesso che si infiltrassero Cosa Nostra, la Camorra e ’Ndrangheta, così come ha permesso l’arrivo della mafia cinese») e la magistratura gettando ombre, in un ragionamento tutto condito nel brodo della «teoria del sospetto», sul procuratore capo Italo Materia.«Mi sono documentata - ha detto - e nella primavera 2009 il Comune di Reggio assegnerà appalti per molti milioni di euro. Vi siete mai chiesti perché arrivano a Reggio tante ditte dalla Campania e dalla Calabria?».E cita l’esempio della ditta di trasporti Ciampà di Crotone che da tempo opera su Reggio e «che è citata nell’interpellanza presentata in ottobre dall’onorevole Napoli di An». «E mi chiedo - ha aggiunto - come mai la magistratura non sia intervenuta. Non vorrei che ci fosse stata una disattenzione da parte della magistratura reggiana. Sarebbe un atto gravissimo e continuerebbe a ritirare fuori delle ombre sul procuratore capo Italo Materia. Perché dico questo? Mi riferisco alle dichiarazioni rese da Italo Materia nel processo di mafia che ha visto condannato il suo amico e magistrato Giovanni Lembo. Quest’ultimo più di Italo Materia è stato l’artefice di una relazione che ha consentito al falso pentito messinese Luigi Sparacio di godere dei benefici di legge».Poi Sonia Alfano si addentra ulteriormente su un terreno irto di ombre e sospetti. Per dire che «Italo Materia è nato nello stesso paese (Terme Vigliatore in provincia di Messina) in cui è nato il boss pentito Giuseppe Chiofalo e che quest’ultimo in una sua deposizione ha dichiarato di essere stato fatto cadere da una sorta di complotto tra vertici delle forze dell’ordine, della magistratura e il clan affiliato ai Santapaola».Tutte costruzioni che hanno lasciato muto l’uditorio e obbligato lo stesso organizzatore del convegno Mario Monducci a prendere le distanze da Sonia Alfano sottolineando come «se esistono mele marce, ci sono ma anche forze sane in politica e nella magistratura» e di aver presentato un’interpellanza per la trasparenza negli appalti.Anche l’assessore comunale Franco Corradini ha voluto prendere le distanze da Sonia Alfano. «La Dda di Bologna - ha detto - sta compiendo indagini sul Reggiano proprio su richiesta della magistratura reggiana». Poi è stata la volta del presidente di Cna Enrico Bini, che, dopo aver ricordato la sua denuncia quattro anni fa della ditta Ciampà a Reggio, ha affermato: «Se ci sono a Reggio ditte chiacchierate è perché c’è chi offre loro lavoro, come Assopiastelle che opera al massimo ribasso e la cooperazione. E’ anche capitato che una ditta allontanata dalla Dda dai cantieri della Tav la settimana dopo ricomparisse con una nuova ragione sociale ma con gli stessi mezzi e le stesse targhe». Poi conclude: «Avevo due camion e uno l’ho venduto perché non c’è lavoro e ci sono aziende che in poco tempo hanno aumentato il loro parco mezzi».

Roberto Fontanili
Gazzetta di Reggio del 26 Ottobre 2008

"Posti pilotati dai politici" Indagati anche 007 e generali

Intrecci tra mafia, palazzi del potere e massoneria. L’indagine di un pm di Catanzaro coinvolge 24 persone. Bondi: "Un polverone". I verbali dell'inchiesta: "Pizzo sul salario a esponenti di sinistra"

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
Catanzaro - «In Calabria gli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato, con radicati e consolidati rapporti a Roma». L’ultimo terremoto giudiziario ha l’epicentro nella procura di Catanzaro, ma attraverso le 275 pagine del decreto di perquisizione firmato dal pm Luigi De Magistris la scossa si propaga a tutto il Paese. Ventiquattro indagati per associazione per delinquere, truffa, corruzione e - per dieci di loro - violazione della Legge Anselmi sulla massoneria. E una raffica di perquisizioni. Nell’inchiesta anche due persone che per il Pm sono vicine a Romano Prodi: Franco Bonferroni, nel Cda di Finmeccanica, e Piero Scarpellini. Il primo è «uomo cerniera tra sistema bancario e politica, in grado di far ottenere commesse bancarie nei momenti topici delle operazioni finanziarie».

L’amico di Prodi
Scarpellini, per De Magistris, «insieme al figlio rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi», di cui Piero «è consulente, con base a San Marino, e sembra avere una passione per gli affari tra Italia e nord Africa». Palazzo Chigi precisa: è
«un consulente non pagato». Ma a settembre scorso L’Espresso ne sottolineava il ruolo nei rapporti tra Italia e Libia, ricordando l’amicizia con Prodi e il fatto che «gira spesso su auto della presidenza del Consiglio». Inoltre, «suo figlio Alessandro, 30enne che ha studiato un anno in Libia, è dal 2004 il portaborse di Prodi».

L’asse Ds-Udc
Indagati anche quattro politici, tra cui il vicepresidente del consiglio regionale calabrese Nicola Adamo, Ds. Coinvolti anche il capo di stato maggiore della Guardia di finanza Paolo Poletti, per un presunto affare relativo all’informatizzazione degli archivi Gdf, nonché il capocentro del Sismi a Padova e una dipendente del Cesis. L’inchiesta scava su presunti sperperi di denaro pubblico. «I patti illeciti - scrive il Pm - (...) si verificano soprattutto nell’approvazione dei contratti d’area e di programma, ove significativo dal punto di vista investigativo è apparso l’asse Ds-Udc». Tra gli esempi, un finanziamento di 300 milioni arrivato all’Udc per l’appalto dell’ospedale di Vibo Valentia. Personaggio cardine dell’inchiesta è Antonio Saladino, referente al Sud per la Compagnia delle Opere e in grado di «controllare» la Cisl calabrese. Di lui De Magistris scrive: «È posto al centro di un potere politico-economico non discutibile. In virtù dell’incarico direttivo alla Cdo manifesta una conoscenza verso esponenti politici di riferimento nazionali e regionali di prim’ordine». Per il magistrato «il sistema consisteva nella possibilità di ottenere lavori e in cambio Saladino assumeva le persone segnalate dai politici che glieli facevano ottenere».

Vescovo raccomandato
Non solo politici. Ma anche carabinieri, questori, prefetti, magistrati, imprenditori. E un vescovo al quale Saladino prova a
«sistemare» la nipote. Una rete di rapporti impressionante. Tra le persone eccellenti da «accontentare» Saladino annovera, per il pm Donato Veraldi, europarlamentare della Margherita, l’ex presidente Chiaravalloti, il deputato Pino Gentile, Adamo e la moglie, l’imprenditore Pietro Macrì («uomo vicino all’area di Prodi»). Ma ci sono relazioni anche «con l’onorevole dei Dl Gigi Meduri (sottosegretario alle Infrastrutture), al quale Saladino e il suo socio Franzé hanno assunto tramite la società di lavoro interinale Why Not il figlio», «con il senatore Pietro Fuda, al quale Saladino ha fatto assumere diverse persone da lui segnalate». E secondo quanto racconta al Pm una «gola profonda», ex collaboratrice di Saladino, quest’ultimo avrebbe avuto rapporti «ravvicinati» con i seguenti politici nazionali: Pisanu, Cesa, Gasparri, Alemanno, Dini, Rutelli, Mastella, Cuffaro, Soru, Minniti, Bassolino, Formigoni, Amendola, Galati «e con il professor Rossi, pugliese, persona vicina al ministro D’Alema». È comunque Adamo per il Pm il politico più attivo nel segnalare le persone da assumere.

Spunta il «compagno G»
È sempre la superteste a introdurre il capitolo sulla «Loggia San Marino», con riferimento a Pietro Macrì. Nel «comitato d’affari» spunta «tale Castellucci, persona di Primo Greganti, che Saladino avvicinò tramite Vincenzo Bifano, all’epoca presidente regionale della Cdo, che oggi frequenta gli ambienti dei Ds in Calabria».
Altro personaggio investigato da De Magistris è Cristina Sanesi, portavoce dei «circoli Margo» di Rutelli. Tutto il decreto è un ginepraio di nomi, intercettazioni, verbali. Si trovano pure gli onnipresenti Mancini, Pollari e Tavaroli. C’è spazio per criticare l’attività «non istituzionale di alcuni ufficiali della Gdf», oltre a Poletti, si parla del capo del generale Cretella Lombardo. Ma l’azzurro Sandro Bondi parla di «ennesimo polverone» e annuncia un’interpellanza parlamentare, solidarizzando con Poletti.


Il Giornale.it


n. 30 del 2009-02-04 pagina 6



Calabria, affari e massoneria: sotto inchiesta anche Bisignani

L'indagine sui fondi erogati dall'Unione europea


Corpo
CATANZARO - Luigi Bisignani è accusato dalla procura di Catanzaro di associazione a delinquere, truffa, violazione della «legge Anselmi» sulle associazioni segrete ed è anche ritenuto «potenzialmente idoneo a gestire operazioni finanziarie finalizzate al riciclaggio di denaro». Casa e uffici sono stati perquisiti. Il pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, è arrivato a Bisignani attraverso le inchieste avviate in Calabria e in Basilicata sui finanziamenti pubblici nazionali, europei e regionali drenati da comitati d' affari interpartitici e interistituzionali e ha individuato proprio in lui una delle «teste» del comitato d' affari che munge denaro pubblico per centinaia di milioni di euro, «operando con modalità occulte e con soci occulti e alimentando circuiti affaristici illegali, costituiti da professionisti, faccendieri, politici e imprenditori». Secondo la pubblica accusa (del caso si occupa anche Panorama in edicola oggi), questo dei quattrini erogati dall' Unione europea è ormai «un sistema». «Apparentemente - dice il pm -, un sistema per favorire lo sviluppo e l' interesse generale». In realtà, un modo più «diretto» per finanziare se stessi: si tratti del proprio partito, della lobby di appartenenza, o del proprio conto corrente. Tanto è vero che de Magistris sta anche cercando conti esteri, sia perché il comitato d' affari avrebbe «solidi legami anche all' estero», sia perché utilizza utenze telefoniche belghe, britanniche, americane - solo in entrata o solo in uscita - in un giro di «contatti circolari e numerosissimi» nel quale si ritrovano sempre gli stessi, eminentissimi personaggi. Tutti, in un modo o nell' altro riconducibili, per coincidenze strane, o anche «per scherzo», come sostiene Antonio Saladino, ras della Compagnia delle Opere nel Sud Italia e tra i personaggi chiave della vicenda, alla cosiddetta Loggia di San Marino. Sarebbe questo il nuovo centro di potere affaristico-massonico che, sempre secondo l' accusa, guarderebbe con favore sia a destra che a sinistra e porterebbe diritto a uomini dell' entourage del presidente del Consiglio, Romano Prodi. Non solo per la presenza, tra gli indagati, di Piero Scarpellini, che di Prodi è stato consigliere per gli affari esteri, e di suo figlio Alessandro. Di Piero Macrì, definito da Saladino «uomo di Prodi e della loggia di San Marino» e di Franco De Grano (capo dipartimento per i fondi comunitari e cognato di Macrì). Ma anche per il ruolo di due società, Delta spa e Ilte spa, e di due utenze telefoniche mobili. La Ilte spa fa capo a Luigi Bisignani, definito dal pm «ex socio attivo della P2». Il traffico telefonico della Ilte è stato rintracciato nel cellulare sequestrato al generale della Guardia di finanza, Cretella Lombardo, al quale viene attribuito «un ruolo centrale e a dir poco inquietante nella fitta rete, occulta, per colludere in diversi ambienti istituzionali». Chi parlava con la Ilte, cioè con Bisignani? Tutti gli indagati eccellenti di questa vicenda, Delta spa in testa (tra i cui soci fondatori ci sarebbe la Cassa di Risparmio di San Marino). Questa società, dicono i risultati investigativi finora noti, utilizzava due diverse schede telefoniche Sim Gsm e lo faceva sullo stesso telefono in cui venivano utilizzate altre schede Sim Gsm «equivoche». Contatti e colloqui «riservati» a 360 gradi, dunque, «di assoluto pregio investigativo», anche con il finanziere Francesco Micheli, alcune attività del quale sono legate a Bisignani e per questo sottoposte a indagini, e persino «con la società di intercettazioni Sio srl, che esegue servizi di intercettazioni e altre attività per conto dell' autorità giudiziaria». Ma la cosa più sorprendente è che nella memoria del cellulare sequestrato ad Antonio Saladino il numero di Delta spa è registrato con il nome «Romano Prodi». Potrebbe trattarsi di una coincidenza. Ma è da quella utenza che almeno per un paio di anni Scarpellini, e non solo lui, parlano con Bisignani, Saladino e le altre persone coinvolte a vario titolo (indagate e non) nel «programma criminoso consistente nella distribuzione di ruoli tra imprenditori, professionisti e pubblici amministratori, finalizzato a percepire illecitamente finanziamenti pubblici attraverso la costituzione di società o la partecipazione in società già costituite». E i progetti fioccano. Quello denominato Euromediterraneo vale 1.100 milioni di euro, fa capo a Scarpellini e dovrebbe studiare «i flussi migratori dalla Libia». E il cellulare? Rimane sempre attivo. Nel 2005 e fino al 2006 lo utilizzano «L' Ulivo - I democratici». Da quest' anno è passato direttamente alla presidenza del Consiglio dei ministri.


06/07/2007
Corriere della Sera
Carlo Vulpio

OPERAZIONE CAMERETTE

OPERAZIONE CAMERETTE .

La fornitura mascherata da commercio di mobili

Traffico d' armi e spie
Ex agente Sismi offri' macchinari per proiettili a Gheddafi.

Confermata la "pista" del giudice Casson Il business ideato dalla "centrale" torinese Le rivelazioni di uno degli 11 arrestati Ex agente Sismi offri' macchinari per proiettili a Gheddafi
SALERNO . L' inchiesta risale al luglio scorso. Undici persone finirono in manette su provvedimenti di custodia cautelare emessi dalla Procura della Repubblica di Napoli per un traffico d' armi internazionale tra il nostro Paese e la ex Jugoslavia. All' epoca se ne parlo' come di una delle tante azioni di polizia tese a contrastare traffici poco puliti e operazioni di riciclaggio della criminalita' organizzata, ma dalle pieghe di un' indagine riservata emergono oggi scenari inquietanti. Faccendieri, informatori dei servizi segreti, alti esponenti del regime libico. E, sullo sfondo, la vendita al Paese arabo di un macchinario . di produzione italiana . per la fabbricazione di munizioni e bossoli per cannoni, organizzata da due informatori dei servizi segreti italiani e con il diretto coinvolgimento del centro Sismi (il nostro Servizio informazioni militare) di Torino. Ed e' proprio uno degli arrestati nel blitz di luglio, Giovanni Antista, a confermare le intuizioni degli investigatori in un interrogatorio reso diversi mesi fa al sostituto procuratore Salvatore Sbrizzi. Dopo una iniziale reticenza Antista, infatti, ha parlato dell' offerta di vendita alla Libia come successiva alle indicazioni fornitegli da Giuseppe Liguori, che all' epoca dei fatti era il responsabile del centro Sismi di Torino, della quale Giovanni Antista era collaboratore. Fu proprio lui a parlare a Liguori della necessita' di smistare quel macchinario. L' impianto si trovava, fermo, da alcuni mesi in un capannone alle porte del capoluogo piemontese, che era di proprieta' di una ditta . fallita qualche tempo prima . il cui titolare, un ingegnere, era gia' finito sotto inchiesta per un' indagine condotta dal giudice Felice Casson su un vasto traffico internazionale di armi. Quello speciale macchinario faceva gola a molti Paesi e il Sismi lo offri' al leader libico Gheddafi. Il "rais" avrebbe coordinato in prima persona l' importante trattativa utilizzando come portavoce un suo familiare, El Fituri, misterioso e sfuggente trafficante d' armi, conosciuto dai servizi segreti di mezzo mondo con il soprannome di "il cognato del matto". Proprio El Fituri avrebbe dovuto incontrarsi con Giovanni Antista e Giorgio Palandella (anch' egli informatore stabile del Sismi e arrestato), a Ginevra per discutere gli ultimi dettagli della vendita. L' operazione era stata chiamata in codice "Camerette" perche' coperta da una trattativa commerciale illegale consistente nella vendita alla Libia di una prima tranche di 25 mila camere da letto da far passare attraverso la Tunisia evitando, cosi' , l' embargo al quale il Paese arabo e' sottoposto. I contatti con i rappresentanti del colonnello Gheddafi erano tenuti proprio da Giorgio Palandella, che era molto ben introdotto nell' entourage del "rais" al quale, in anni e anni di frequentazione, aveva proposto numerosi altri "affari". Palandella, pero' , muore nel carcere di Poggioreale ai primi di luglio, pochi giorni dopo il suo arresto. Viene stroncato da un infarto, ma la notizia non oltrepassa le roventi mura del carcere napoletano. Un informatore del Sismi arrestato per traffico d' armi e poi morto in circostanze non del tutto chiare non e' cosa da poco. Soprattutto se la moglie, disperata e adirata nei confronti dei "superiori" che non avrebbero preso le difese di suo marito, appare intenzionata a divulgare l' episodio, chiedendo maggiori spiegazioni sulla sua morte. Una delle prime persone che la donna sente e' Giuseppe Liguori, il capo al quale suo marito passava tutte le informazioni di cui veniva in possesso. Liguori, ascoltato due volte dal sostituto procuratore Sbrizzi in qualita' di persona informata dei fatti, rassicura e promette, a puro titolo personale, il suo concreto interessamento per alleviare le pessime condizioni economiche in cui la donna dice di trovarsi. La rabbia della signora, pero' , non dura molto. In pochi giorni, cosi' come emerge da conversazioni telefoniche intercettate dalla Guardia di finanza, la donna viene messa a tacere con il versamento di denaro. Una somma che lei stessa, una volta interrogata dal pm, ammette di aver ricevuto; presentandola, pero' , come una sorta di "risarcimento" versato alla vedova di un dipendente dello Stato.

Pecoraro Rossano

Pagina 13(9 gennaio 1995) - Corriere della Sera

QUI SI RISENTE ODORE DI P2

Da Panorama del 12 dicembre 1996

QUI SI RISENTE ODORE DI P2

ACCUSE. David Monti sostituto procuratore di Aosta. Con l'inchiesta Phoney Money ha messo a soqquadro il mondo politico e i vertici di alcuni colossi pubblici. Ora l'indagine, che ipotizzava anche l'esistenza di una lobby occulta, gli è stata sottratta. Martedì 17 dicembre, Monti deporrà davanti al Consiglio superiore della magistratura.
<>. Cosa vuole dire? <>. Per esempio? <>. Sta dicendo che lei è stato fermato da quegli stessi poteri che stava inquisendo? <>. I1 sostituto procuratore di Aosta David Monti, il promotore dell'inchiesta Phoney money, sta affilando le armi in vista dell'audizione, prevista per martedì 17 dicembre, al Consiglio superiore della magistratura. In quella sede il magistrato lancerà le sue accuse contro coloro, a cominciare dal procuratore capo di Aosta, che gli hanno sottratto le indagini (aperte la scorsa primavera, dopo aver scoperto un coiossale traffico di titoli falsi) su una lobby occulta. Punterà I'indice molto in alto. È convinto, Monti, che <>. Ha sostenuto che esiste una trama per mettere in difficoltà il presidente della Repubblica. Lo conferma? <> spiega. Informazioni nel senso che ha scoperto dossier riservati sul capo dello Stato? <>. Solo sul conto di Oscar Luigi Scalfaro? <>. All'opera, dunque, sia nella Prima che nella Seconda repubblica, <>. Parole pesanti, dottor Monti: frutto di sue deduzioni o di prove raccolte? <>. Per scoprire che cosa? <>. E dunque? Visto che quei personaggi rispondono ai nomi di Enzo De Chiara e Mario Ferramonti, da me indagati, posso sostenere che il loro ruolo non è da sottovalutare>>.Ferramonti, leghista della prima ora, è però un piccolo faccendiere...
<>. Sta dicendo che esiste ancora quella loggia? <> Ma non è acqua passata? <> Vuole fare un esempio? <>. Forse perché le prove della presunta cospirazione non hanno retto fino alla sentenza definitiva. <>. Allora lei è stato un ingenuo ad aprire un'indagine su una questione cosi difficile e controversa. <>. Quando ha capito che sarebbe stata un'impresa ardua? Dopo aver iscritto nel registro degli indagati personaggi di primo piano come l'amministratore del colosso Stet o il vicecomandante della Finanza? <>. Come fa a sostenere una simile accusa? <>. E con Foligni era apparso un trafficante libico, Omar Yaia, ora riemerso nell'inchiesta dei magistrati di La Spezia... <>. Dottor Monti, siamo un po' alla preistoria... <>. Vuole dire che i suoi imputati sono legati a doppio filo a una trama mai spezzatasi? <>. Forse è un po' poco per sostenere un intreccio perseguibile penalmente. A meno che lei, che ha seguito da vicino il tentativo di formare il governo da parte di Antonio Maccanico mettendo sotto controllo alcuni telefoni, abbia raccolto elementi non ancora venuti alla luce. <>. Eppure, interrogando alcuni testimoni, lei ha posto domande sulla appartenenza di Maccanico alla massoneria. <>. Circola voce che lei sia, diciamo, troppo emotivo, che volesse interrogare pure il presidente Clinton... <>. I1 senatore Giovanni Pellegrino accusa i magistrati di dipietrismo, Luciano Violante denuncia l'esistenza di una repubblica giudiziaria. I1 Pds, partito cui appartengono i due uomini politici, vi ha abbandonato? <>. Vogliamo definire il potere occulto? <> Qual è il loro ruolo? <>. Dottor Monti, lei da studente è stato iscritto alla massoneria. <>. Cos'è il distintivo che ha sul bavero? <>.

Marcella Andreoli