sabato 31 gennaio 2015

1. “SPECCHIATO” E “SCHIENA DRITTA”, MA ANCHE IL CARO MATTARELLA TIENE FAMIGLIA. E SOPRATTUTTO UN FRATELLO CHE ERA IN AFFARI CON ENRICO NICOLETTI, BOSS DELLA MAGLIANA - 2. L’AVVOCATO ANTONINO, O EX AVVOCATO, VISTO CHE SECONDO ALCUNI DOCUMENTI SAREBBE STATO CANCELLATO DALL’ORDINE, HA AVUTO PIÙ VOLTE A CHE FARE CON LA GIUSTIZIA - 3. TRA GLI ANNI ’80 E ‘90 SI INDEBITÒ PESANTEMENTE CON NICOLETTI, MA FU ANCHE CURATORE DEL SUO FALLIMENTO. FINO A ESSERE ACCUSATO DI AVER RICICLATO SOLDI SPORCHI INVESTENDOLI IN GROSSI ALBERGHI A CORTINA (FU ARCHIVIATO PER MANCANZA DI PROVE) - 4. IL FRATELLO PIERSANTI, POI VITTIMA DELLA MAFIA, FU COLUI CHE FECE ELEGGERE VITO CIANCIMINO SINDACO DI PALERMO. E IL PADRE, BERNARDO, SEMPRE NOTABILE DC SICILIANO, FU DENUNCIATO COME AMICO DEI MAFIOSI DA DANILO DOLCI E DALLA SINISTRA SICILIANA

1. LE OMBRE DEL PICCOLO SCALFARO - SAN SERGIO FINÌ NEI GUAI PER FINANZIAMENTO ILLECITO. E IL FRATELLO...
Tommaso Montesano per “Libero Quotidiano

sergio mattarellaSERGIO MATTARELLA
«Con la schiena dritta». Eccola la formula più usata, dai sostenitori della sua candidatura al Quirinale, per descrivere Sergio Mattarella. «Un politico per bene», twitta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Un ex popolare con un rigore morale, a leggere i ritratti comparsi sui giornali, La Repubblica in primis, da fare invidia a Oscar Luigi Scalfaro.

Nelle biografie ufficiali e non, Sergio Mattarella risulta avere un solo fratello: Pier Santi, l’ex presidente della Regione Sicilia assassinato a Palermo da Cosa Nostra il 6 gennaio 1980. In realtà il candidato del centrosinistra al Quirinale di fratello ne ha anche un altro. Si chiama Antonino ed è balzato agli onori delle cronache alla fine degli anni Novanta nell’ambito di un’inchiesta della procura di Venezia per riciclaggio di denaro sporco e associazione mafiosa.

Procedimento poi archiviato nel 1996 per mancanza di prove. Le cronache dell’epoca consentono di ricostruire la vicenda. Secondo l’allora sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Andrea De Gasperis, citato dal Giornale di Sicilia del 18 ottobre 1999, Antonino Mattarella, insieme al commercialista trapanese «Giuseppe Ruggirello, avrebbe convogliato nella perla del Cadore (Cortina d’Ampezzo, ndr) un’ingente massa di soldi sporchi, riconvertendo in multiproprietà alcuni grandi alberghi».
ENRICO NICOLETTI NEL 1996ENRICO NICOLETTI NEL 1996

Tra gli indagati ci furono anche Enrico Nicoletti, il «cassiere» della banda della Magliana, Riccardo Lo Faro, legale rappresentante della «Cortina Sport», proprietaria di una delle strutture acquisite (l’hotel Mirage), e un imprenditore di Frosinone, Mario Chiappisi. Indagine chiusa per mancanza di prove sulla presunta provenienza illecita del denaro. A macchiare l’immagine di Sergio, invece, c’è la confessione di aver accettato, alla vigilia delle Politiche del 1992, un contributo elettorale di tre milioni di lire - sotto forma di buoni benzina - dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, noto in Sicilia per essere vicino a Cosa Nostra.
ENRICO NICOLETTIENRICO NICOLETTI

Il padre di Pier Santi e Sergio, Bernardo, è stato pure lui in politica. Deputato per cinque legislature, oltre che uno dei leader della Dc siciliana nel Dopoguerra. Un ruolo di primo piano, alla guida della corrente morotea dell’isola, che emerge anche dalla relazione di minoranza che nel 1976 depositò in Parlamento l’allora deputato comunista Pio La Torre, assassinato a Palermo il 30 aprile 1982 per mano di Cosa Nostra. Dal nonno al nipote.

BANDA DELLA MAGLIANA LA REGGIA DEL CASSIERE ENRICO NICOLETTIBANDA DELLA MAGLIANA LA REGGIA DEL CASSIERE ENRICO NICOLETTI
 Il figlio di Sergio, Bernardo Giorgio, docente di Diritto amministrativo (all’università di Siena e alla Luiss di Roma), è capo dell’ufficio legislativo della Funzione pubblica al ministero della Pubblica amministrazione guidato da Marianna Madia. Quella Madia che è stata fidanzata con Giulio Napolitano, il figlio dell’ex presidente Giorgio. Forse è anche in nome di questi legami che ieri Napolitano senior ha fatto per la prima volta il suo ingresso nell’Aula di Montecitorio nella nuova veste di senatore a vita.

ENRICO NICOLETTIENRICO NICOLETTI
L’ex capo dello Stato non ha nascosto di tifare per l’elezione di Mattarella: «È persona di assoluta lealtà, correttezza, coerenza democratica, alta sensibilità costituzionale». Un endorsement in piena regola che testimonia l’attivismo di Napolitano per l’ascesa del giudice costituzionale - nominato alla Consulta dal Parlamento proprio sotto la sua presidenza - al Colle. «Io lo conosco bene, da quando era deputato», ripete il presidente emerito in Transatlantico prima di lasciare il Parlamento.


2. IL FRATELLO ANTONINO E QUEGLI AFFARI COL RAS DELLA MAGLIANA
Marco Lillo per “il Fatto Quotidiano

   Un fratello che chiedeva prestiti a Enrico Nicoletti: non è certo un punto a favore della candidatura di Sergio Mattarella la presenza in famiglia di un tipo come l’avvocato Antonino Mattarella, o forse sarebbe meglio dire ex avvocato perché, stando ad alcune pubblicazioni di una decina di ani fa, sarebbe stato cancellato dall’ordine professionale per i suoi traffici.

   Le colpe dei fratelli non ricadono sui presidenti in pectore però è giusto conoscere a fondo la storia delle famiglie di provenienza quando si parla di capi di Stato. Sia nella luce, come nel caso del fratello Piersanti, nato nel 1935 e ucciso nel 1980 dalla mafia, sia nell’ombra, come nel caso di Antonino, nato nel 1937, terzo dopo Caterina (del 1934) e prima del piccolo Sergio, classe 1941.

ENRICO NICOLETTI A CASA SUAENRICO NICOLETTI A CASA SUA
Antonino Mattarella ha fatto affari con quello che è da molti chiamato “Il cassiere della Banda della Magliana” anche se in realtà quella definizione è imprecisa e sta stretta a don Enrico Nicoletti, una realtà criminale, come dimostra la sua condanna definitiva per associazione a delinquere a 3 anni e quella per usura a sei anni, autonoma e soprattutto di livello più alto.

Enrico Nicoletti era in grado di parlare con Giulio Andreotti, faceva affari enormi come la costruzione dell’università di Tor Vergata, si vantava di conoscere Aldo Moro, ha pagato parte del riscatto del sequestro dell’assessore campano dc Ciro Cirillo. Ora si scopre che ha prestato, 23 anni fa, 750 milioni di vecchie lire al fratello di un possibile presidente della Repubblica.

sergio mattarella e pierferdinando casiniSERGIO MATTARELLA E PIERFERDINANDO CASINI
Il Tribunale di Roma nel provvedimento con il quale applica la misura di prevenzione del sequestro del patrimonio di Nicoletti nel 1995 si occupa dei rapporti tra l’avvocato Antonino Mattarella e Nicoletti. Nell’ordinanza scritta dal giudice estensore Guglielmo Muntoni, presidente Franco Testa, si descrive la storia di un palazzo in zona Prenestina comprato da Nicoletti, tramite una società nella quale non figurava, grazie anche alla transazione firmata con il curatore di un fallimento di un costruttore, Antonio Stirpe.

   L’affare puzza, secondo i giudici, perché il curatore, Antonino Mattarella era indebitato con lo stesso Nicoletti. Il palazzo si trova in via Argentina Altobelli in zona Prenestina e ora è stato confiscato definitivamente dallo Stato. “Davvero allarmanti sono le vicende attraverso le quali il Nicoletti ha acquistato l’immobile in questione – scrivono i giudici – Nicoletti infatti ha rilevato l’immobile dalla società in pre-fallimento (fallimento dichiarato il 20 luglio 1984) dello Stirpe con atto 9 gennaio 1984; è riuscito ad evitare una azione revocatoria versando una cifra modestissima, lire 150 milioni, rispetto al valore del bene, al fallimento.
sergio mattarella e ciriaco de mitaSERGIO MATTARELLA E CIRIACO DE MITA

La transazione risulta essere stata effettuata tramite il curatore del fallimento Mattarella Antonino, legato al Nicoletti per gli enormi debiti contratti col proposto (dalla documentazione rinvenuta dalla Guardia di finanza di Velletri emerge che il Nicoletti disponeva di titoli emessi dal Mattarella, spesso per centinaia di milioni ciascuno)”.

   La legge fallimentare cerca di evitare che i creditori di un imprenditore restino a bocca asciutta. Il curatore dovrebbe evitare che, prima della dichiarazione di fallimento, i beni prendano il volo a prezzo basso. Per questo esistono contro i furbi le cosiddette azioni revocatorie che riportano i beni portati via con questo trucco nel patrimonio del fallimento. Il curatore dovrebbe vigilare e invece, secondo i giudici, l’avvocato Antonino Mattarella aveva fatto un accordo con Nicoletti e il palazzo era finito nella società di don Enrico.

sergio mattarella 6SERGIO MATTARELLA 6
Per questo le carte erano state spedite in Procura ma, prosegue l’ordinanza del sequestro, “una volta che gli atti furono trasmessi dal Tribunale Civile alla Procura della Repubblica per il delitto di bancarotta si rileva che le indagini vennero affidate al Maresciallo P. che risulta tra i soggetti ai quali Nicoletti inviava generosi pacchi natalizi”.

   Non era l’unica operazione realizzata dalla società riferibile a Nicoletti e poi sequestrata, la Cofim, con Antonino Mattarella. “In data 23 aprile 1992 risulta il cambio a pronta cassa dell’assegno bancario di lire 200 milioni non trasferibile, tratto sulla Banca del Fucino all’ordine di Mario Chiappni”, che è l’uomo di fiducia di Nicoletti per l’attività di usura. “In data 28 aprile viene versato sul predetto c/c altro assegno di lire 200 milioni sulla Banca del Fucino, tratto questa volta all’odine della Cofim dallo stesso correntista del primo assegno: questo viene richiamato dalla società, a firma dell’Amministratore sig. Enrico Nico-letti. In data 30 aprile 1992 la Banca del Fucino comunica l’avvio al protesto del secondo assegno).”

   L’assegno citato – concludono i giudici di Roma – risulta essere stato emesso dal Prof. Antonino Mattarella”.

sergio mattarella 3SERGIO MATTARELLA 3
   I giudici riportano le conclusioni del rapporto degli ispettori della Cassa di Risparmio di Rieti, Cariri. “A tal proposito – scrive il Tribunale – viene esemplificativamente indicato il richiamo di un assegno di 550 milioni emesso sempre dal Prof. Mattarella. Si riporta qui di seguito per estratto quanto esposto dall’ispettorato Cariri: ‘In data 15 maggio 1992 (mentre era in corso la presente ispezione), è stato effettuato dalla Succursale il richiamo di un assegno di Lire 550 milioni, tratto sulla Banca del Fucino da Mattarella Antonio, versato in data 4 maggio sul c/c 12554 della Cofim (società riferibile a Nicoletti e poi sequestrata, ndr).

Il richiamo è avvenuto previo versamento sul c/c della Cofim di altro assegno di pari importo tratto dallo stesso Mattarella, essendo il primo insoluto’. La Banca del Fucino ha regolarmente informato la nostra Succursale (il giorno 21 o 22) che anche il secondo assegno, regolato nella stanza di compensazione del 18 maggio, era stato avviato al protesto. (...).
sergio mattarella 2SERGIO MATTARELLA 2

   L’assegno di 550.000.000 lire è tornato protestato il 4 giugno e, al termine dell’ispezione, è ancora sospeso in cassa per mancanza della necessaria disponibilità per il riaddebito sul conto della Cofim”. I rapporti tra Nicoletti e Antonino Mattarella risalivano ad almeno 3 anni prima. I giudici riportano un episodio: il 17 luglio del 1989 Nicoletti telefona al suo uomo di fiducia Mario Chiappini mentre sta nell’ufficio di un tal Di Pietro della Cariri. Chiappini prende il telefono e dice al suo boss “che aveva prelevato e fatto il versamento e che era tutto a posto. Doveva sentire solo Mattarella con il quale aveva un appuntamento”.


3. BORDIN LINE
Massimo Bordin per “Il Foglio

RENZI MATTARELLARENZI MATTARELLA
Nel settembre 1970 Vito Ciancimino divenne sindaco di Palermo. Durò pochissimo. Fu il segretario della Dc di allora, Arnaldo Forlani, a imporre da Roma le sue dimissioni. Del resto la maggioranza che lo aveva eletto fu molto risicata. Nella stessa Dc votarono contro gli andreottiani di Lima, la corrente di Alessi e qualche spirito libero, oltre a socialisti e comunisti. I neofascisti si divisero nel segreto dell’urna, a favore votarono repubblicani e socialdemocratici oltre ai Dc fanfaniani, guidati da Gioia, e morotei, guidati dal giovane Piersanti Mattarella che aveva proposto la candidatura di Ciancimino.

BERNARDO MATTARELLABERNARDO MATTARELLA
E fu proprio Piersanti Mattarella ad essere convocato a Roma da Forlani, segretario nazionale del partito e fanfaniano, eppure convinto che fosse meglio evitare un sindaco del genere. Ciancimino dovette dimettersi e Piersanti Mattarella fu, dieci anni dopo, un coraggioso presidente della regione che pagò con la vita il suo diniego alle pretese di Ciancimino e dei mafiosi.

Il fratello di Piersanti, Sergio, entrò in politica qualche anno dopo l’omicidio di suo fratello, chiamato da De Mita a rappresentare in Sicilia la svolta della Dc e il suo e emendarsi da un passato di contiguità con la mafia, rappresentato anche da Bernardo Mattarella, notabile Dc siciliano, padre di Piersanti, più volte denunciato come amico dei mafiosi da Danilo Dolci, e da tutta la sinistra, negli anni 50 e 60.
sergio mattarellaSERGIO MATTARELLA

Oggi si vuole al Quirinale suo figlio Sergio, persona irreprensibile. Almeno si sappia che, incolpevolmente, rappresenta questa storia, familiare e politica. Molto più tragica e grave di un carrello dell’Ikea o di un processo per truffa.






Tratto da: dagospia.com  del 30/01/2015 
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/specchiato-schiena-dritta-ma-anche-caro-mattarella-tiene-93493.htm

“AEMILIA”, La Ragnatela Del GRANDE (Luntrune) ARACRI – 1 Pt

Tessere rapporti e cointeressenze utili ai propri affari, ad aggirare le azioni di contrasto dello Stato e per rafforzare il proprio “accreditamento” sociale e quindi consolidare il proprio “potere” è il modus operandi della 'ndrangheta. E' la forza della 'ndrangheta. Lo è anche nella terra del nord, dove hanno colonizzato interi territori, con le articolazioni dei propri “locali”, siano questi più o meno autonomi (sempre relativamente “autonomi”) dalla “mamma” ovvero dal vertice che resta nella terra d'origine. L'Emilia Romagna non era isola felice (come qualcuno voleva invece far credere sino a quando, con “Tra la via Emilia e il Clan”, non si è sbattuta in faccia quella realtà nuda e cruda, documentata con nomi, cognomi ed indirizzi). L'inchiesta “AEMILIA” mette in evidenza, oltre alla rete 'ndranghetista facente capo al “locale” di Cutro, ed in assoluto al GRANDE (luntrune) ARACRI Nicolino, questa ragnatela, queste cointeressenzecomplicità e connivenze, contornate daindecenze di comportamenti acquiescenti (forse) non penalmente rilevanti. Iniziamo quindi questo approfondimento a puntate. La prima è quella sulla città di Reggio Emilia...

Partiamo – dopo averne già scritto - da chi, oggi, è quasi arrivato alla soglia del Quirinale e che, comunque, è giunto da tempo al Governo. Prima come Ministro ora come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Graziano DELRIO.
Cutro, in Calabria, ogni anno si svolge la processione del Santissimo Crocefisso. Un evento che, ovviamente - come ricorda Alessia Candito sul “Corriere della Calabria” - è “per gli inquirenti a regia di Grande Aracri”.
DELRIO nel 2009 è Sindaco di Reggio Emilia ed è ricandidato per quella stessa carica, ed alla vigilia delle elezioni comunali, con la sua Amministrazione, decide di promuovere un “gemellaggio” con Cutro e scende personalmente in quella terra per partecipare, con delegazione al seguito, proprio alla processione del Santissimo Crocefisso.
Nell'ambito di quel gemellaggio, DELRIO intitola anche un viale di Reggio Emilia alla “città di Cutro”Nel presentare la decisione DELRIO affermava:
L’intitolazione di questa strada, uno degli ingressi principali a Reggio, alla Città di Cutro è un segno ulteriore che sottolinea l’amicizia e la collaborazione tra le due cittài cui abitanti hanno intrecciato la loro storia dall’inizio degli anni SessantaArrivarono a Reggio giovani e famiglie con spirito di iniziativa e voglia di lavorare: essi hanno costituito nel tempo una parte importante del nostro tessuto economico e socialeReggio è divenuta la loro cittàsebbene il legame con Cutro continui ad essere molto forte e vitale, come ho potuto constatare di recente quando ho visitato Cutro in occasione della Festa del CrocifissoCon questi concittadini, reggiani a pieno titolo, abbiamo costruito un rapporto fondato sul rispetto della legalità, sulla capacità di stare insieme, sulla laboriosità. L’intitolazione della strada alla Città di Cutro è dunque segno di attenzione reciproca e di questo legame”.
DELRIO non poteva ignorare che in mezzo a quella comunità vi erano soprattutto gli 'ndranghetisti. Che tra quelle famiglie vi erano le famiglie di spessore della 'ndrangheta. Che la 'ndrangheta ha usato (da sempre) la comunità di conterranei per mascherarsi e mimetizzarsi, oltre che per poter far pesare la propria capacità di intimidazione. Consapevolmente, quindi,DELRIO, ha tenuto tale comportamento. Ha dato quel segnale (prima delle elezioni amministrative del 2009) che tra tutti i membri della comunità cutrese - che ha Reggio Emilia ha un peso elettorale importante ed in taluni casi decisivo - è stato certamente più utile agli 'ndranghetisti, pienamente funzionale alla loro necessità di accreditamento sociale.
Quel viaggio a Cutro, quel legame saldo consolidato dal DELRIO, portò, alla vigilia delle elezioni amministrative per il rinnovo dell'Amministrazione comunale di Reggio Emilia, nel giugno 2009, gli imprenditori cutresi ad acquistare una pagina de “Il Sole 24 Ore” per ringraziare DELRIO di questa vicinanza...
DELRIO trionfò in quella tornata elettorale. Il partito di DELRIO, il PD, alle comunali ottenne 37.890 voti, e la sua lista personale “Cittadini con Delrio” conquistò altri 1.637 voti. Complessivamente 39.527 voti. Venne eletto Sindaco al primo turno con il 52,5 %.
Su quello stesso territorio del Comune di Reggio Emilia, nelle parallele elezioni Provinciali, il “PD” prende 34.959 voti, ovvero4.568 in meno rispetto ai voti conquistati, nella stessa votazione, nello stesso territorio, con DELRIO, per il Comune. 
Che in quella differenza di voti abbia pesato il fatto che a differenza di DELERIO (a pieni voti) la Sonia MASINI, Presidente uscente e ricandidata alla Presidenza della Provincia, esponente del PD, si rifiutò di scendere a Cutro alla processione dietro al Santissimo Crocefisso con 'ndrangheta connessa?
La MASINI non si accodò al pellegrinaggio di DELRIO a Cutro, prima delle elezioni amministrative del 2009, ma pubblicamente, il 20 febbraio 2009, faceva ancora parte dei negazionisti. Ad un convegno (qui il video) dichiarava: Penso anche di dover dire che a Reggio Emilia nessuno può affermare, avendo dei dati obiettivi, di essere in presenza di una società omertosa che tolleri la malavita organizzata o no, che sia colluso. Io questo mi sento di escluderlo, non perché sono Presidente pro tempore, ma perché sono una reggiana verace, conosco i reggiani, e se una delle condizioni di radicamento delle 'ndranghete di vario genere è quella del consenso della popolazione, bisogna dire che qui non ha consenso verso questi fenomeni, almeno nella sua stragrande maggioranza. Questo va detto in modo molto chiaramente, perché mentre si raccontano le vicende, mentre si cerca di capire se qualcosa si sia radicato, bisogna anche avere una fiducia di fondo in un territorio, perché noi non dobbiamo diffondere sfiducia o insinuazioni che non siano supportate dai fatti. E' importante perché non tutta l'Italia è uguale...”.
Nel 2010, a maggio, dopo che in modo eclatante, a Reggio Emilia, la capacità di intimidazione della 'ndrangheta si mostrava con le auto che andavano a fuoco o saltavano in aria, venne l'occasione della manifestazione “antimafia”. Sino ad allora se dicevi che c'era la mafia, la 'ndrangheta e la camorra, ti andava bene se l'unica etichetta che ti appioppavano era quella di “pazzo”. Per questo il giorno prima di quella mobilitazione del 15 maggio 2010, come Casa della Legalità, si scrisse una nota dal titolo Mafie a Reggio Emilia, suona la sveglia o la solita ipocrisia?”. Poi a quella manifestazione, il 15 maggio, arrivò anche Sonia MASINI, che dopo la "scoperta" che della "diversità" reggiana che rivendicava era svanita da decenni, cadde preda di una crisi istericaverso chi in quella piazza, come il M5S, ricordava che sino al giorno primo lei, come tutto il suo partito, come tutta la classe dirigente locale, faceva parte della fitta (ed unanime) schiera (politica) del negazionismo.
La MASINI, comunque, anche se tardi, fu l'unica esponente della Pubblica Amministrazione reggiana che dimostrò di non voler più stare tra i negazionistiDELRIO, come i vertici del suo partito e del mondo delle cooperative rosse (così come anche quelli degli altri partiti) continuava invece imperterrito sulla stessa linea del passato. Vuoi perché non era (non erano) in grado di capire, vuoi perché non voleva (non volevano) capire perché così si vive meglio, o vuoi perché faceva comodo così (a lui come agli altri), con quei consensi catalizzati dai capibastone, utili nel momento del voto. In ogni caso, per qualsiasi di queste ragioni, la conclusione normale, logica e scontata, dovrebbe essere che chi ha negato sino all'impossibile (ed assecondato così proprio il desiderato del sodalizio 'ndranghetista) dovrebbe farsi da parte ed occuparsi d'altro, non più di politica e pubblica amministrazione. Ma così, come abbiamo visto, non è, visto che DELRIO è a Palazzo Chigi ed è stato anchetra i possibili candidati al Quirinale.
DELRIO Graziano non è indagato. E' stato sentito dai militari dell'Arma dei Carabinieri per questo suo viaggio a Cutro e per quel “gemellaggio” pre-elettorale con la città madre degli 'ndranghetisti che hanno colonizzato il territorio di Reggio Emilia (del Comune e della Provincia), con radici e interessi pesantissimi su ParmaModenaPiacenza, e proiezioni (che significa interessi e relazioni) nelle province di Mantona, Verona, Cesena e La Spezia.
Non sappiamo come evolveranno le indagini. Gli approfondimenti investigativi che sono ancora in essere. Sappiamo per certo che indagato o meno per quei fatti appena visti (siano questi penalmente rilevanti o no), l'indecenza e spregiudicatezza con si muoveva DELRIOdovrebbe vedere una “condanna” politica chiara e semplice. La difesa d'ufficio di Enzo Ciconte [foto a lato], da sempre vicino al PD, non regge. Recentemente Ciconte ha affermato che sulla lotta alla mafia sia stato indiscutibile l'impegno profuso da DELRIOquando era Sindaco di Reggio Emilia. Forse a Ciconte sfugge l'accaduto. Forse sfugge che la 'ndrangheta, come ogni mafia, sa cogliere i segnali e li sfrutta... ed i segnali tangibili lanciati da DELRIO, nella veste di Sindaco e di candidato Sindaco nel 2009, sono stati inequivocabili quanto discutibili e pericolosi. Lo sono stati – ed l'onestà intellettuale di Ciconte non può tacerlo - visto soprattutto quel contesto (già ben noto) della forza elettorale dei cutresi (condizionati dal potere e dall'intimidazione della “famiglia di Cutro”) nel territorio dalla provincia di Reggio Emilia (e del Comune di Reggio Emilia), con quelle famiglie di 'ndranghetisti-imprenditori mappati da Reparti Investigativi, Operazioni della Magistratura ed Atti di Prefettura ed Antimafia.

Vi è di più, inoltre. Altri elementi che compongono un quadro di maggior dettaglio su elezioni e politica, sul fronte del centrosinistra.
Tra gli arrestati vi è un tutore dell'ordine: tal Domenico MESIANO [in foto] da me mai conosciuto, poliziotto presso la Questura di Reggio Emilia. MESIANO nel corso delle primarie del centro sinistra del marzo 2014 per la scelta del sindaco di Reggio Emilia, ha avuto l'iniziativa di telefonare, con un telefono della Questura, ad alcuni esponenti della comunità albanese, sconsigliandogli di votare per il sottoscritto. A primarie svolte, la notizia trapelò, ma non ebbi la solidarietà dei miei concorrenti e nemmeno del PD. Ora, anche alla luce di quel che sta accadendo i miei dubbi rimangono più forti che mai: forse che le primarie furono inquinante dalla malavita organizzata? Chi traeva vantaggio da MESIANO oggi arrestato in occasione della maxi operazione antimafia? E' evidente che la telefonata di MESIANO era tesa a colpire una persona scomoda che non aveva risparmiato energie e iniziative per contrastare la presenza della mafia a Reggio Emilia. Mi chiedo inoltre se il sindaco di Reggio Emilia Luca VECCHI (ed il PD) non voglia ricredersi o pentirsi per aver giudicato quell'episodio insignificante o irrilevante. Si faccia luce su tutto, anche su questi silenzi e sulle mancate solidarietà da parte di colleghi e avversari di partito.”Chi sarà mai l'autore di questa denuncia? E' Franco CORRADINI ex assessore alla sicurezza della Giunta di DELRIO. Lo stessoCORRADINI conferma - a Giacomo Amadori di “Libero” - e rincarare: “Quando conducevo le mie battaglie contro la 'ndrangheta nel mio partito c'era chi mi diceva che stavo esagerando, che facevo perdere voti e che disturbato l'economia locale”. CORRADINIche non condivise la scelta di scendere a Cutro (quel pellegrinaggio voluto dal DELRIO) e, sempre ad Amadori, racconta altro: “Non dimentichi che oggi hanno arrestato per la seconda volta il giornalista Marco GIBERTINI...” (GIBERTINI era stato arrestato dalla Guardia di Finanza nel giugno 2014 per una maxi frode fiscale e nell'ambito di quell'indagine venne intercettato che affermava «Le mie teste di legno solitamente sono nel PD»), ed ancora, quindi CORRADINI“E' una dichiarazione che rispecchia la realtà: a Reggio Emilia l'economia pur sembrando autonoma comunque è fortemente impregnata dalla sinistra e da un certo modi di ragionare. Non sono mondi separati. Parlare di economia significa parlare della sinistra e anche del PD. GIBERTINIlavorava in una tv finanziata dal CONSORZIO COOPERATIVE DI PRODUZIONE E LAVORO del quale fa parte tutte le coop reggiane ed era pienamente dentro al sistema”.
Tutto questo per noi non è una novità. Di determinati rapporti tra uno specifico blocco di potere politico, uno specifico blocco economico (con le grandi cooperative) e consorterie della criminalità organizzata, ne abbiamo parlato a lungo, ripetutamente. Nel libro “Tra la via Emilia e il Clan” lo si è documentato. E' il “sistema emiliano”. Tutti lo conoscono e tutti lo tacciono. Spesso, troppo spesso, lo strabismo, che non faceva vedere questo sistema di cointeressenze (tra lecito e illecito), ha colpito anche la Magistratura. Parliamo delle infiltrazioni negli appalti di Bologna che già nei tempi che furono finivano ai NUVOLETTA, oppure delle infiltrazioni all'interno delle attività dell'Aeroporto di Bologna, o, ancora, per fare un esempio, al “patto” con i Cavalieri dell'Apocalisse di Catania.
Ed infatti le ombre (penalmente rilevanti o meno, non ci interessa) sulla politica e sul fronte del centrosinistra – che a Reggio Emilia, tra Provincia e Comune, è quello che conta (unitamente alla ragnatela che va dalla Chiesa alla Massoneria) – si allungano oltre a quanto abbiamo già sin qui visto.
Partiamo proprio dal successore di DELRIO alla guida del Comune di Reggio Emilia, quello uscito dalle Primarie inquinante del 2014Luca VECCHI. Questi vede sotto la lente delle attenzioni investigative diversi Atti dell'Ufficio Urbanistica del Comune la cui firmataria, ex Dirigente di quell'Ufficio – però non indagata – che è proprio la moglie del neo sindaco, SERGIO Maria [in foto a lato].
Abbiamo poi uno dei componenti della delegazione di DELRIO per il pellegrinaggio (pre-elettorale) a Cutro, nel 2009, nonché in prima fila per l'intitolazione a Reggio Emilia di “Viale città di Cutro”. E' OLIVO Antonio, imprenditore cutrese, consigliere comunale nei due mandati di DELRIO. Anche lui prima con DS e poi per PD, ed anche lui non indagato a quanto emerge dalle carte dell'inchiesta rese pubbliche in questi giorni, nell'ambito di “AEMILIA”. Indagato invece (e rinviato a giudizio con il figlio Gaetano e l'Ing. Maurizio Trizzino - l'esito del dibattimento non è noto dalle cronache online) per truffa,falsità ideologica in atto pubblicouso di atto falso e frode processuale. Tra le accuse una che calza a pennello per un Consigliere Comunale (sic), ovvero l'aver ingannato la pubblica amministrazione, fornendo attestazioni non vere al fine di ottenere un certificato di conformità edilizia e agibilità parziale”.
Ma OLIVO è stato protagonista, il 3 ottobre 2012, anche di un confronto pubblico - sulle pagine della "Gazzetta di Reggio" - con SARCONE Gianluigi, l'imprenditore 'ndranghetista, che si lamentava delle interdizioni prefettizie antimafia. SARCONE richiamava il consigliere comunale conterraneo (di Cutro) che a suo dire non tutelava la comunità cutrese. OLIVO era consigliere comunale a Reggio Emilia, sia durante il primo mandato del DELRIO sia durante il secondo, iniziato dopo il viaggio a Cutro del 2009. Come ricordava la stampa locale nel 2012eletto nel Pd con 226 preferenze, buona parte delle quali espresse dai suoi conterranei giunti a Reggio da Cutro, e che lo ritengono un punto di riferimento per tradurre le istanze della comunità calabrese agli organi amministrativi”.
OLIVO,con un atteggiamento che faceva trasparire un non poco senso di reverenza versoSARCONE, cercava di giustificarsi (siamo tutti in difficoltà e come consigliere comunale non posso fare più di tanto per i miei paesani calabresi. L'edilizia è in crisi nera, a Reggio l'economia è paralizzata. Io stesso sono un imprenditore edile che ormai fa fatica a pagare le bollette a fine mese”) per poi annunciare pubblicamente di volersi organizzare per aiutare “l'amico paesano SARCONE”(l'imprenditore 'ndranghetista oggetto dei misura interdittiva antimafia da parte della Prefettura) per risolvere il problema: Vedrò di organizzarmi con Scarpino(altro consigliere comunale a Reggio, nativo di Cutro, ndr)per vedere se abbiamo un minimo margine di manovra per aiutare SARCONE e gli amici cutresi. Siamo tutti in difficoltà, mica solo l'amico paesano SARCONE. Spero che capisca”.
Ma ciò non bastava ancora ed OLIVO, dopo la dichiarazione in difesa delle operazioni antimafia, si scagliava contro le interdittive antimafia che, come è emerso dall'inchiesta “AEMILIA”, era proprio quella misura inaccettabile per gli 'ndranghetisti, a partire dalSARCONE. L'OLIVO quindi si schierava con SARCONE senza se e senza ma, affermando che sarebbe andato volentieri alla cena al ristorante “ANTICHI SAPORI” con gli imprenditori cutresi (interdetti per mafia). Testualmente: “Le operazioni antimafia credo siano doverose. Le interdittive devono essere usate però con una certa accortezza. E mi spiace molto per le polemiche seguite a quella cenaAnche io ho fatto tante serate in quel ristorante. Se mi avessero invitato ci sarei andato molto volentieri. Del resto era solo una pizza tra imprenditori in difficoltà che cercano soluzioni. Noi è da 50 anni che operiamo in questa città”. Ecco, per OLIVO, quelle iniziative degli 'ndranghetisti erano solo una pizza tra imprenditori a cui avrebbe voluto esserci anche lui! Chiaro? Per OLIVO non abbastanza, ed allora ecco un'ulteriore difesa del SARCONE 'ndranghetista: “Le mele marce, si sa, ci sono un po' dappertutto. Più che attività criminali, al momento vedo soprattutto tanta crisi. Anche SARCONE ha avuto purtroppo dei problemi in passato e se li è portati dietro nel tempo. Lo conosco anche se non ci frequentiamo: è molto bravo nel suo lavoro. Stiamo attraversando tutti una situazione davvero complessa, con le banche che non ci danno soldi e un sacco di pregiudizi”.
Ecco lì, la linea 'ndranghetista smascherata dall'inchiesta “AEMELIA” (presentare le iniziative di contrasto alla 'ndrangheta, come le misure interdittive, come dei pregiudizi contro i calabresi), era la stessa linea sostenuta dall'OLIVO del PD (ricordiamo: non indagato).
Per chi non conoscesse MESIANO SARCONE (anzi i SARCONE) ecco, prima di continuare, in estrema sintesi ma con la dovuta precisione cosa ha scritto il GIP di Bologna nell'Ordinanza di Custodia Cautelare dell'Operazione “AEMILIA”nell'inquadramento generale dei soggetti in questione:
MESIANO Domenico
«Assistente Capo della Polizia di Stato, in servizio presso la Questura di Reggio Emilia, essendo costantemente in contatto con gli altri associati e commettendo una serie di reati di cui ai capi di imputazione che seguono e che qui si richiamano a far parte integrante della contestazione essendo espressivi della consapevole e volontaria partecipazione del medesimo all'associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell'interesse dell'organizzazionepartecipando alle riunioni del sodalizio,utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano.Si mette a disposizione del sodalizio per ogni richiesta che venga avanzata da qualsiasi appartenente ed in particolare da PAOLINI, SARCONE, COLACINO ed altri, fornendo informazioni anche riservate ovvero segrete, consentendo ai sodali di apprendere notizie relative alla composizione di gruppi di lavoro all'interno della Questura di Reggio Emilia, fornendo indicazioni in tempo reale anche sulla composizione di singole pattuglie; si occupa direttamente di pratiche relative a SARCONE Nicolino presso gli Uffici della Questura favorendo il loro esito positivo e comunque l'accoglimento delle istanze; effettuava indebite interrogazioni alla Banca Dati SDI sul conto di SARCONE Nicolino,BLASCO GaetanoDILETTO Alfonso e BRESCIA Pasquale; si mette a disposizione di PAOLINI Alfonso, prendendo personalmente contatti ed acquisendo informazioni da altro collega in servizio presso la Questura di Parma, in relazione al tentativo del sodalizio di acquisizione di una sala giochi, ubicata all'interno del centro commerciale Le Vele di Parma; è a conoscenza dell'attività di guardiania svolta da PAOLINI Alfonso, dal quale riceve aggiornamenti sull'attività; fornisce notizie a BRESCIA Pasquale su un presunto arresto di tale D'URZO Domenico, già peraltro interrogato dallo stessoMESIANO in banca Dati SDI; approfitta dell'ospitalità di BRESCIA Pasquale per andare a provare una pistola all'interno del New West Ranch di proprietà del predetto Brescia; 2012 viene interessato da PAOLINI Alfonso su richiesta di SARCONE Nicolino e MUTO Antonio (classe 1955) di assumere informazioni in merito alla presenza di una pattuglia della Polizia di Stato in Montecchio Emilia (RE), i quali manifestavano timore di un eventuale controllo; si mette a disposizione, in maniera personale e riservata, di SARCONE Nicolino ricevendo negli uffici della Questura di Reggio Emilia documentazione amministrativa riguardante il medesimo, alla presenza di MUTO Antonio (classe 1955)per tutelare l'associato MUTO Antonio (classe 1955) minaccia il 15.01.2013 PIGNEDOLI Sabrina, giornalista e corrispondente del quotidiano Resto del Carlino per la provincia di Reggio Emilia come descritto nel capo di imputazione sotto indicato».
SARCONE Gianluigi
«Essendo a totale disposizione di SARCONE Nicolino (suo fratello), ma partecipando a numerose riunioni con tutti gli esponenti apicali del sodalizio di 'ndrangheta emiliano (BOLOGNINO MicheleDILETTO Alfonso e VILLIRILLO Romolo), con i quali partecipa ai momenti anche organizzativi dell'organizzazione criminale e pone in essere in concorso una serie di reati di cui ai capi di imputazione che seguono e che qui si richiamano a far parte integrante della contestazione, essendo espressivi della consapevole e volontaria partecipazione del medesimo all'associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell'interesse dell'organizzazione, utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano; al fine di salvaguardare gli interessi economici dell'associazione emiliana, nonché quelli della locale madre di Cutro, che aveva investito somme di denaro nell'operazione immobiliare per tramite di VILLIRILLO Romolo, interviene unitamente al fratello Nicolino, a DILETTO Alfonso e BOLOGNINO Michele, nelle riunioni tenutesi negli uffici della GIGLIO srl a Gualtieri (RE), per dirimere la controversia tra FALBO Francesco ed i soci GIGLIO GiuseppePALLONE Giuseppe e CAPPA Salvatore, agendo sempre a favore dell'associazione di appartenenza, spartendo il profitto del reato tra gli associati e con soggetti ritenuti contigui, assegnando loro i lavori e le forniture dei materiali necessari presso i cantieri edili, così rafforzando la loro capacità di intimidazione e producendo un effetto di moltiplicazione della percezione e consapevolezza da parte dei consociatimettendosi a disposizione dell'associazione, rilasciando interviste alla stampa sia giornalistica che televisiva contrastando e contestando l'azione del Prefetto di Reggio Emilia ed in difesa dell'attività posta in essere dai singoli partecipi e dall'associazione stessa negandone formalmente l'esistenza e l'azione, in esecuzione di un programma strategico guidato dal fratello Nicolino, nell'ambito del quale veniva stretto il patto politico con l'Avv. Giuseppe Pagliani al fine di effettuare pressioni sulle istituzioni e sulle singole personalità che stavano conducendo un'azione di contrasto alla criminalità organizzata».
Se i politici ed amministratori pubblici del centrosinistra (cioè quelli che a Reggio Emilia contano ed hanno sempre contato),DELRIO in primisnon sono indagati, la DDA di Bologna ha chiesto ed ottenuto dal GIP che un consigliere comunale di Reggio Emilia, di Forza Italia, venisse arrestato. E', come si è visto nella pubblicazione generale sull'Operazione “AEMILIA”, l'avvocato PAGLIANI Giuseppe. Ed anche qui lasciamo la descrizione dall'inquadramento generale sul soggetto prodotta dal GIP nell'Ordinanza che lo ha condotto in carcere:
PAGLIANI Giuseppe
«reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., per avere concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell'associazione mafiosa di cui al capo 1 (che qui si richiama integralmente a far parte integrante del presente capo di imputazione) sfruttando la sua qualità di capogruppo PDL nel consiglio Provinciale di Reggio Emilia e vice-coordinatore vicario provinciale del PDL che veniva messa al servizio della strategia pubblica dell'associazione nei termini che seguono, in ciò consentendo agli associati di affrontare un momento di particolare difficoltà incontrata da molti di loro e dall'associazione stessa, ottenendo anzi un '"rilancio" delle possibilità e delle capacità di azione del sodalizio.In particolare nella primavera del 2012 dopo l'adozione di numerosi provvedimenti interdittivi emessi dal Prefetto di Reggio Emilia che avevano colpito sia partecipi all'associazione mafiosa di cui al capo 1 che persone a questi vicine o comunque collegati imprenditorialmente o professionalmente, accettava la proposta avanzata da PAOLINI Alfonso di incontrare personaggi che erano stati interessati a vario titolo da tali provvedimenti proponendogli un patto politico come emerge dalla conversazione sotto riportata intervenuta il 24.2.2012 tra i due: «...niente... l'altra sera con... degli amici... gente che ti vuole conoscere... insomma... fare un discorsino con te... e siccome stamattina mi avevi detto che volevi prendere un caffè... se vogliamo incontrarci anche pomeriggio... non lo so'... vuoi prendere un caffè?...»«...no prendiamo un caffè intanto per discutere un animino dieci minuti non è che ehhh... puoi venire anche qua a Reggio insomma... ma per discutere dieci minuti... e poi organizziamo...poi organizziamo una serata... ehh questi qua è gente che vogliono... io gliel'ho detto... volevano prendere a uno... volevano fare una lista... io gli dico: -una lista?... no che cazzo fate?... lasciamo perdere qua!...non fate un cacchio perché-...ma questo è gente che conta... e vuole.... sostenuta insomma... vuole uno che gli dia una dritta - facciamo così... facciamo così... e facciamo così- ...perchè i giornali non possono sempre attaccare... cose che non esistono...così organizziamo una serata... noi con quelli... e decidiamo tutto quello che c'è bisogno da fare insomma... perchè qua dobbiamo dare... andare a senso unico non più...e chi si permette ad andare in un altro partito... nessuno ci deve andare...» «...dobbiamo fare solo una cosa... perchè loro vogliono fare un'altra lista... gli ho detto: -no! lasciate perdere! Ci appoggiamo qua a Giuseppe-...questi qua veramente... Giuseppe ti dico sono gente che... i voti ti porteranno in cielo ... guarda... però devi essere tu a consigliare e dire quello che bisogna fare...».Accettando quindi di effettuare una riunione la mattina del 2.3.2012 presso l'ufficio di SARCONE Nicolino ed alla presenza diBRESCIA PasqualePAOLINI Alfonso e MUTO Antonio ci. 55 nella quale veniva affrontato il problema che stava emergendo per il sodalizio prendendo accordi in relazione al sostegno politico di cui gli associati avevano bisogno, strumentalizzando in tal modo la battaglia già in corso nei confronti della Presidente della Provincia di Reggio Emilia Nadia Masini. Accordo nei termini che si comprendono dal dialogo tra il PAOLINI ed il MUTO intervenuto il pomeriggio seguente.Il MUTO afferma «...compà la cosa di oggi... o che si segue e la mandiamo avanti... e qua facciamo una forza davvero... davvero... perchè oggi come oggi bisogna farla... se no... qua... a Reggio Emilia... ormai ci... hanno massacrato... compà...» ePAOLINI di contro: «...secondo me dobbiamo farla con Giuseppe... altre persone non ce ne sono che ci possono sostenere... secondo me o no?...»MUTO Antonio (cl 55) concorda: «...noooo no... ce solo lui... solo lui... perchè poi gli facciamo una forza quand'è che sarà... le votazioni... compà...solo lui lo può fare e nessuno più...».MUTO è convinto della necessità di avere appoggio nell'amministrazione comunale perché «...la potenza è là...hai capito?...».PAOLINI allora aggiunge: «...no no mandiamo avanti... ora noi... senza altre persone... la mandiamo avanti noi... se la vogliono mandare...si può lavorare... e non l'avete sentito qua... che ha detto Pagliani... -io sono amico di Antonio, di Alfonso e di Pasquale... io non è che sono venuto!-... e ha detto -bello bello-... va bene...» .Essendo il PAGLIANI pienamente consapevole della storia criminale di SARCONE Nicolino, essendo fatto notorio la pendenza del processo per associazione di stampo mafioso e plurime estorsioni pendente in quel periodo davanti al Tribunale di Reggio Emilia (per cui il SARCONE aveva subito anche una lunga detenzione cautelare), essendo il medesimo e persone a lui vicine nonché fatti che lo riguardavano citati in numerosi dei provvedimenti del Prefetto di Reggio Emilia insieme a numerosi altri personaggi che sapeva essere in contatto anche con il predetto PAOLINI (tutti provvedimenti a lui noti).Stabilendo nel corso della riunione riservata di organizzare un incontro pubblico allo scopo di sostenere la rivendicazione del gruppo di non essere accostato a fenomeni 'ndranghetistici e comunque alla criminalità organizzata, come motivatamente adombrato nei provvedimenti del Prefetto di Reggio Emilia e fornendo quindi una "sponda politica"a tale battaglia, potendo contare in seguito (ed in cambio) il PAGLIANI sul voto di una importante fetta della comunità di origine calabrese residente nella provincia di Reggio Emilia.Partecipando insieme al consigliere comunale Ing. GUALTIERI Rocco e all'Avv. ARCURI Caterina (già esponente del PDL, poi disimpegnatasi politicamente), che non venivano messi a parte del patto intervenuto il 3.2.2012, alla riunione pubblica presso il ristorante ANTICHI SAPORI il seguente 21.3.2012 a cui partecipavano perlomeno SARCONE NicolinoSARCONE Gianluigi.SARCONE GRANDE GiuseppeDILETTO AlfonsoBRESCIA PasqualePAOLINI AlfonsoIAQUINTA Giuseppe,COLACINO Michele ed altri (Avv. ARCURIAvv. SARZI AMADÈPALERMO Alessandro)Promettendo nel corso di tale riunione sostegno alle rivendicazioni di molti degli intervenuti che lamentavano infondatamente la "persecuzione" ad opera del Prefetto di Reggio Emilia e le discriminazioni nei confronti della comunità calabrese che pretendevano di rappresentare con ciò attuando una confusione tra fatti assolutamente distinti e che tendeva ad ottenere l'impunità per i loro comportamenti ed il silenzio ed omertà da parte di chi intendesse opporsi.Così consapevolmente alimentando la falsa sovrapposizione tra i personaggi indicati nei provvedimenti dell'autorità Amministrativa come contigui alle cosche 'ndranghetistiche e l'imprenditoria calabrese di cui veniva lamentala una persecuzione ad opera delle '"cooperative rosse".Sostenendo tale tesi consapevolmente a vantaggio di SARCONE Nicolino e dei suoi sodali e ricevendo in cambio il sostegno alla sua battaglia politica di contrapposizione al Presidente della Provincia Nadia Masini e ad altri personaggi pubblici schierati apertamente a sostegno dell'azione del Prefetto che nel corso dei mesi finali della primavera e i primi mesi estivi si acuiva ulteriormente proprio su questi temi, il tutto al fine di aumentare il proprio peso politico e fondare una sua futura affermazione anche elettorale e/o all'interno del partito.Chiedendo dopo la riunione a PAOLINI Alfonso sostegno per la raccolta di firme per la presentazione di una lista alle elezioni comunali di Campegine (RE)Nel settembre seguente dopo che la notizia dell'adozione da parte del Prefetto di Reggio Emilia (il 5 luglio 2012) di un provvedimento interdittivo alla detenzione di armi a carico di BRESCIA PasqualeIAQUINTA GiuseppeMUTO Antonio (cl. 55), PAOLINI Alfonso presenti alla cena, proprio a causa delle frequentazioni con SARCONE (Nicolino, Gianluigi e GRANDE Giuseppe)DILETTO AlfonsoFLORO VITO GianniCOLACINO Michele il PAGLIANI difendeva pubblicamente la tesi concordata nel corso delle riunioni avute con i sodali e sopra indicate tesa a sminuire la presenza di indizi nei loro confronti, accreditandosi come perseguitati da un sistema di potere che intendeva "scaricarli" dopo averli usati e di fatto minimizzando consapevolmente la presenza e l'azione della criminalità organizzata nel territorio facendo ciò a favore dei suoi massimi esponenti.Con ciò consentendo anche direttamente ad alcuni partecipanti alla cena ed in particolare a SARCONE Gianluigi di avere una ribalta pubblica in cui accreditare ulteriormente tali tesi assolutamente infondate e di contrapposizione dura con l'autorità Amministrativa e con gli esponenti politici ritenuti "nemici".Attuando una parificazione strumentale di fenomeni di potere criminale e politico al solo scopo di ottenere maggiore consenso e radicamento del suo potere di influenza.Con ciò consentendo consapevolmente una attività pubblica di sostegno al sodalizio ed ai suoi appartenenti ai quali si legava in modo esplicito rivendicandone la assoluta estraneità da fenomeni criminali e dai fatti ritenuti rilevanti dal Prefetto, con ciò dimostrando una totale asservimento della sua attività politica in quel momento al patto concluso con i sodali che ricevevano da tale sostegno pubblico un insostituibile contributo al superamento di un momento di grave difficoltà proprio a motivo dei provvedimenti adottati e del movimento di opinione creatosi intorno ad essi».
Fine prima parte

Tratto da: "Casa della legalità e della cultura" del 31/01/2005

http://www.casadellalegalita.info/index.php/archivio-storico/2015/11516-aemilia-la-ragnatela-del-grande-luntrune-aracri-1-pt