sabato 14 marzo 2009

L'INDAGINE SULLA POLITICA

Cesa Connection

di Marco Lillo

Fondi Ue passati per un'agenzia Onu. E finiti all'Udc attraverso fatture gonfiate. Un pentito di mafia racconta gli affari del segretario. Ora indagato dai pm di Roma

L'ufficio nel quale mafia e politica hanno incrociato i loro destini si trova nel centro di Roma. All'ultimo piano di uno stabile di fronte a Palazzo Chigi, aveva l'ufficio il tesoriere del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. Si chiama Giovanni Randazzo. Questo siciliano di 35 anni, secondo i magistrati della Procura di Roma avrebbe organizzato un giro di fatture gonfiate nei confronti di un'agenzia delle Nazioni Unite per finanziare Cesa e il suo partito, l'Udc. A raccontarlo ai pm romani è stato un suo coetaneo palermitano che ha dichiarato di aver partecipato a quei traffici. Il ragazzo dal bel volto rassicurante che si vedeva spesso nell'ufficio della società di Randazzo, la G&B, si chiama Francesco Campanella. Proprio lui, il super pentito di mafia che ha gestito per anni il riciclaggio di Cosa Nostra, l'uomo che ha fornito la carta di identità a Provenzano. Ora le accuse di Campanella, secondo quanto risulta a 'L'espresso', hanno portato la Procura di Roma a iscrivere Cesa nel registro degli indagati per finanziamento illecito al partito in concorso con Randazzo. Nel palazzo di Largo Chigi ha sede anche 'Der Spiegel', il settimanale tedesco che ha dedicato un'inchiesta alla pioggia di miliardi europei destinati alla Sicilia. Si intitolava 'Bocconi ghiotti per la mafia' e si domandava dove sarebbero finiti tutti quei soldi. Per trovare la risposta i cronisti tedeschi non dovevano andare in Sicilia, ma bussare al vicino. Dietro quel portone verde sul loro stesso pianerottolo c'era il computer usato da Francesco Campanella per scrivere contratti di programma e proposte di finanziamento. Gli affari del cassiere della cosca di Villabate e del tesoriere di Cesa andavano a gonfie vele. Una volta, secondo il pentito, tra un processo per omicidio e un viaggio con Provenzano, a Largo Chigi si è visto anche il boss di Villabate, Nicola Mandalà. Finché un giorno Mandalà viene arrestato. E Campanella decide di pentirsi. Nell'ottobre 2005, dopo aver raccontato tutto sulle cosche, le sale Bingo e gli ipermercati della mafia, butta lì al pm Maurizio De Lucia: "Ah, poi ci sarebbe anche quella storia di Lorenzo Cesa...". Appena comincia a verbalizzare l'incredibile intrigo che coinvolge Onu, ministero degli Esteri, Unione europea e Udc, il pm palermitano lo ferma. Poi il pubblico ministero chiama i colleghi romani Angelantonio Racanelli e Giuseppe De Falco. Ed è davanti ai tre magistrati, il 15 dicembre del 2005, che Campanella racconta la sua verità: ben 120 pagine nelle quali il nome di Cesa compare una quarantina di volte in relazione ai canali di finanziamento dell'Udc. Poche settimane fa i pm hanno notificato a Cesa, difeso dall'avvocato Marcello Melandri, la proroga delle indagini. Secondo l'accusa, le società vicine al leader Udc avrebbero sovrafatturato le loro prestazioni a un'agenzia delle Nazioni Unite per poi finanziare con la differenza la 'struttura politica' di Cesa. Le indagini sono state affidate al Gico della Finanza di Roma. I finanzieri hanno perquisito Randazzo e la Global Media della famiglia Cesa: ora stanno esaminando i computer e quintali di documenti nei quali sono stati trovati alcuni riscontri alle dichiarazioni del pentito. Non è la prima volta che Cesa viene indagato. La Global Media è stata già perquisita nell'ambito di un'inchiesta per truffa su ordine del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. All'inizio degli anni Novanta Cesa è stato addirittura latitante. Quando si consegnò ai pm che lo accusavano per le mazzette Anas, disse: "Voglio vuotare il sacco". Stavolta però è diverso. Cesa è segretario. E ad accusarlo è un pentito di mafia che dice di avere trafficato con i suoi uomini. Pur premettendo di non aver mai conosciuto Cesa, Campanella elenca una serie di circostanze precise sui suoi rapporti con le società di Largo Chigi. Fatti che si svolgono tra il 2003 e il 2005, gli anni del grande ritorno di Cesa sulla scena dopo lo stop per l'inchiesta Anas durante Mani pulite. Campanella conosceva Randazzo sin dai primi anni Novanta, quando avevano collaborato insieme alla campagna di un giovane candidato della Dc: Totò Cuffaro. Secondo il cassiere delle cosche, Giovanni era lo sfigato del gruppo. Campanella, un bel ragazzone con gli occhi chiari, era entrato a Roma dalla porta principale. Alla fine degli anni Novanta è il segretario dei giovani del Ccd e dorme a casa di Cuffaro. Randazzo invece, piccolo, moro e stempiato, fatica a trovare la sua strada nel sottobosco romano e abita dalla nonna. Campanella qualche volta gli paga la cena, poi nel 2003 lo incontra di nuovo. È un'altra persona: Mercedes, begli abiti, casa e ufficio a Largo Chigi, vacanze a Vulcano e gommone da 20 metri. "Giovanni che hai fatto?". Il vecchio amico gli risponde, svelando il nome del suo re Mida: "Lorenzo Cesa mi ha inserito in un sacco di affari. Vuoi diventare il mio uomo in Sicilia?". Campanella accetta: "Randazzo mi disse che Cesa era la mente finanziaria dell'Udc, il factotum, colui che riempiva le casse attraverso questo sistema, che è il sistema di finanziamento dell'Udc". Anche Campanella entra nel 'sistema' per un grande affare. Si chiama Pptie, ed è il Programma di partnerariato territoriale per gli italiani all'estero. Il Fondo sociale europeo aveva stanziato 8 milioni di euro destinati al ministero degli Esteri per agevolare i rapporti con gli emigrati di successo. Per evitare le gare, racconta Campanella, Cesa e i suoi amici riuscirono a far assegnare il programma a un'agenzia dell'Onu, il Cif-Oil di Torino, per poi sovrafatturare il costo dei convegni e restituire una quota alla struttura politica di Cesa. Complessivamente, fino a oggi per il Pptie sono stati spesi circa 5 milioni di euro. La fetta spettante alle società dei Cesa e di Randazzo ammonterebbe a poco meno di 400 mila euro. Campanella si è occupato della parte siciliana del programma che si è conclusa all'Hotel Astoria di Palermo nel gennaio del 2004. Prima del pentimento, nell'ufficio palermitano della sua società Sinergia c'era ancora il cartellone dell'evento. Campanella sostiene di avere incassato, insieme ai suoi soci, 50 mila euro per un lavoro all'acqua di rose. I soldi non uscirono direttamente dalle Nazioni Unite, ma da due società incaricate di gestire la formazione. "Sono tutti per te", gli dice Randazzo, memore della sua vicinanza nei tempi bui. Quando Campanella, sorpreso e incuriosito, chiede: "Ma come fate a creare il nero per il partito?". Randazzo punta il dito sul cocktail organizzato per l'incontro nazionale al Grand Hotel di Roma: "L'abbiamo fatturato 300 mila euro". In realtà sembra che la spesa fatturata si aggiri sui 200 mila euro, comunque per Campanella poteva valere poco più di 50 mila, il resto, secondo quello che gli avrebbe riferito Randazzo, era per Cesa e compagni. I verbali del cassiere dei boss non parlano di mafia, Cesa con quel mondo non ha nulla a che fare. Raccontano invece il retrobottega dell'Udc, i segreti della elezione a segretario propiziata dallo spostamento delle truppe di Cuffaro sul politico laziale. A tessere la tela dell'avvicinamento fu proprio Randazzo. Finché la notte prima dell'elezione Cuffaro sveglia Cesa alle due e gli dice: "Ti devi candidare". Così questo democristiano atipico, a cavallo tra Andreotti e Berlusconi, deve uscire dall'ombra. Cesa nasce ad Arcinazzo, nell'altopiano che guarda la Ciociaria, 55 anni fa. Figlio del sindaco del paese, un andreottiano di ferro morto a 90 anni, alla vigilia della sua elezione a Strasburgo, è sempre stato un uomo di poche parole e tanti voti. Nel 1989 raccoglie a Roma 26 mila preferenze, ma resta defilato. Mentre Follini si mette in mostra in Rai e Casini fa il portavoce di Forlani, lui preferisce la segreteria del ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. Tangentopoli lo sorprende con in mano diverse borse piene di mazzette pagate dai costruttori per gli appalti Anas. Lui si difende: erano per il partito. Lo condannano a tre anni e tre mesi, ma la sentenza è annullata per vizi procedurali. Quel giorno del 2003 alla sede dell'Udc si ode un boato: in via Due Macelli spuntano pasticcini e spumante. Si brinda al ritorno sulla scena di 'Lorenzo il munifico'. In quelle stanze, ogni mattina, decine di clientes, imprenditori e questuanti varcano la porta della segreteria. A destra c'è la stanza di Follini, il segretario forbito con la cravatta di Hermès che parla al Tg1. Eppure tutti puntano decisi a sinistra dove c'è l'ufficio di Cesa. Nei verbali di Campanella c'è la descrizione dinamica di questo potere sommerso. Nel 2003, Campanella e Randazzo vanno al ministero delle Attività produttive per parlare di alcune richieste di agevolazione. Campanella rimane impressionato dal trattamento riservato a Randazzo. Il sottosegretario Antonio Galati saluta l'uomo di Cesa, poi Randazzo e Campanella si appartano con il capo di gabinetto e Campanella racconta: "Fu un'esperienza sconvolgente. Continuava a chiedere a Giovanni di intervenire su Lorenzo per far nominare un direttore generale". Tutto sembrava dipendere da Cesa, già allora: un ex consigliere comunale era il vero capo dell'Udc.Il sistema, secondo Campanella, si basa su una serie di società che prendono appalti nel settore del marketing al fine di generare il nero da girare a Cesa e al partito. Il perno del meccanismo, secondo il pentito, sarebbe un'agenzia che organizza tutto: hostess, alberghi, biglietti. Il pentito non ne ricorda il nome. Una sola cosa è certa: il convegno finale del Pptie al Grand Hotel di Roma è stato organizzato da Global Media. La società dei Cesa è nel mirino anche a Catanzaro. Il pm De Magistris indagando sulla malagestione dell'emergenza rifiuti e sul ruolo della ditta Pianimpianti ha scoperto che Global Media ha incassato da questa sigla ben 360 mila euro. Pianimpianti è legatissima all'Udc e in particolare al suo leader calabrese Giuseppe Galati. Il suo vicepresidente è stato l'ex senatore Dc Franco Bonferroni, vecchio amico di Cesa, processato e assolto come lui per le mazzette Anas. Bonferroni è indagato per i suoi rapporti con Pianimpianti e nei giorni scorsi si è fatto interrogare per chiarire la sua posizione. Al pm che gli chiedeva conto di quei 360 mila euro avrebbe detto: non sono a conoscenza di alcun rapporto commerciale che giustifichi quell'esborso. Gli investigatori ora si stanno domandando: perché tutti sono così generosi con la società della famiglia Cesa? Global Media è stata fondata nel 1994 da Lorenzo insieme a un'effervescente operatrice del settore (nel 2001 la signora patteggerà una pena per favoreggiamento della prostituzione: era accusata di offrire belle ragazze a politici e manager di società pubbliche) che venderà le sue quote nel 1995 alla moglie di Cesa. Fattura 6,7 milioni l'anno grazie anche alle commesse di società nelle quali la politica ha un peso: Lottomatica, Enel, Alitalia e l'immancabile Anas. Solo da Finmeccanica, nella quale l'amico Bonferroni è consigliere, Global Media ha preso più di un milione di euro. La società dei Cesa lavora molto anche per l'Udc: tra i suoi clienti sul sito vanta la G&B di Randazzo. Quando Cesa scende in campo alle Europee del 2004, secondo il pentito la potenza di fuoco delle società amiche si fa sentire. Cesa prende 103 mila preferenze, più del doppio di Buttiglione. Randazzo in quelle elezioni è il suo mandatario elettorale, cioè tesoriere e pagatore. Secondo Campanella i fondi accumulati grazie alle fatture gonfiate sarebbero stati usati per cene, alberghi, viaggi e qualche volta anche per noleggiare un aereo privato. Le commesse dell'agenzia Cif-Oil non sarebbero l'unico canale di finanziamento occulto. Il cassiere della mafia di Villabate sostiene di avere lavorato con Randazzo anche nel settore delle agevolazioni alle imprese. Per ogni pratica presentata, Randazzo incassava 500 euro, 80 dei quali andavano a Campanella. Il pentito descrive una catena di montaggio: suo cugino faceva la spola tra Palermo e Roma con un trolley pieno di pratiche. Campanella le compilava e Randazzo le presentava. Al ministero era garantito un trattamento di favore: quando c'era bisogno di chiarimenti, secondo Campanella, non erano loro a muoversi. Un importante collaboratore del sottosegretario Galati prendeva il taxi e andava a Largo Chigi. n

Girandola di società

L'indagine su Cesa trova un ostacolo nella natura del Cif Oil. L'agenzia che ha pagato le società vicine al segretario Udc è un ente sovranazionale e i suoi dipendenti sono funzionari delle Nazioni Unite. I pm romani non possono neanche perquisirli. L'affare del Pptie, descritto dal pentito Campanella, coinvolge quattro soggetti: il ministero degli Esteri assegna i milioni del Fondo sociale europeo al Cif-Oil. L'agenzia Onu dovrebbe svolgere l'incarico senza alcun profitto, nel rispetto di canoni francescani: niente taxi e alberghi di lusso. La realtà descritta da Campanella è diversa: grazie alle entrature di Lorenzo Cesa, Cif-Oil delega l'organizzazione degli eventi alle società amiche che sovrafatturano creando la provvista per il segretario Udc. Quest'ultimo è il passaggio che gli inquirenti devono provare. Il programma Pptie si è svolto realmente e gli accordi di partnerariato sono stati firmati. I pm devono dimostrare che il tourbillon di eventi è stato montato con lo scopo di accantonare fondi. L'affare parte a fine 2003 quando, secondo il pentito, Randazzo gli dice: "Ci sono 8 milioni di euro e Cesa mi ha creato i rapporti per gestirne una parte". Campanella organizza in 15 giorni gli incontri di Palermo e diventa di casa a Largo Chigi: "Entravo e mi sedevo al computer. Stavo per mettere la targa della mia società accanto a quella della G&B di Randazzo. Condividevamo la carta intestata e lui aveva già messo la targa G&B nel mio ufficio siciliano". Il pentimento stronca il gemellaggio. A Largo Chigi non appare la targa di Campanella, ma quella di una società vicina alla famiglia Cesa: la Media & Project. L'affitto? Lo paga Cesa.

IL CRAC DELLA REGGIANA

Nove gli indagati per il fallimento granata

di Tiziano Soresina

REGGIO. A tre anni e mezzo dal fallimento della «vecchia» Reggiana il procuratore capo Italo Materia ha chiuso le indagini sul crac granata mettendo sotto inchiesta nove persone, divaricando però le imputazioni. L’amministratore delegato Ernesto Foglia e i 5 consiglieri d’amministrazione (Federico Spallanzani, Paolo Farri, Claudio Zambelli, Nando De Napoli e Marco Pecoraro Scanio) sono accusati di bancarotta fraudolenta, mentre i 3 componenti del collegio sindacale (Franco Tranquilli, Luca Reverberi e Alfredo Ferrarini) sono indagati per bancarotta semplice. Più grave l’accusa rivolta a Foglia ed ai consiglieri d’a mministrazione rispetto a chi componeva il collegio sindacale. Secondo la procura i sei vertici granata avrebbero innanzitutto violato gli articoli del codice civile relativi alle «false comunicazioni sociali» e «false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o dei creditori». In che modo? Il pm Materia lo illustra - nel capo d’imputazione - facendo riferimento a due situazioni precise. CREDITO INESISTENTE. In primo luogo patron e consiglieri avrebbero esposto nel bilancio d’esercizio ordinario della vecchia Reggiana - al 30 giugno 2003 e al 30 giugno 2004 - «un inesistente credito di 2 milioni e 5mila euro verso la Tuttogiglio spa (finanziaria costituita per la gestione degli spazi commerciali dello stadio Giglio, ndr), in realtà costituito da un credito verso la controllante Acr Fin srl originatosi da prelevamenti effettuati dall’amministratore delegato e a tale società destinati. In tal modo - prosegue il pm capo - con l’i ntenzione d’ingannare il pubblico e al fine di fare conseguire un ingiusto profitto consistente nell’appropriazione dei 2 milioni e 5mila euro da parte di tale società, occultavano il percepimento della somma in questione mediante impugnazione di un credito verso terzi in contabilità, senza specificare in nota integrativa il soggetto effettivamente debitore, omettendo d’indicare l’effettiva situazione patrimoniale e finanziaria della società ed esponendo fatti materiali non rispondenti al vero, alterando in modo sensibile la situazione patrimoniale ed economica. Ed infatti - rimarca la procura - nel caso in cui fosse stato esposto un credito verso la controllante Acr Fin srl (effettivo destinatario della somma) la società avrebbe dovuto necessariamente svalutare detto credito, tenuto conto dello stato economico finanziario del debitore che gli impediva di restituire tutto o in parte le somme in questione. Tale comportamento ha comportao un danno per i creditori, che hanno conntinuato ad intrattenere rapporti economici e finanziari con la società facendo affidamento su una diversa situazione economica e finanziaria, che indicava maggiori crediti esigibili verso terzi».
LA PLUSVALENZA. In seconda battuta gli inquirenti fanno riferimento al bilancio d’esercizio della «vecchia» Reggiana al 30 giugno 2004 in cui i sei vertici granata avrebbero esposto «una plusvalenza di 5.473.884 euro originatasi da una cessione fittizia della partecipazione Mirabello 2000 spa (finanziaria costituita per la costruzione dello stadio Giglio, ndr) effettuata a società di proprietà dell’amministratore delegato Foglia, con modalità inusuali, quali il pagamento differito nell’a rco di tre anni e rateizzato, concesso ad una società in evidente stato di difficoltà finanziaria, come documentato dal fallimento nell’anno successivo, di tutti i soggetti intervenuti nella transazione (venditore, cessionario e società oggetto della transazione). Tale operazione - indica il pm capo - era effettuata entro il 31 marzo 2004 al solo scopo di far conseguire una plusvalenza alla società solo nominale e permettere l’iscrizione al campionato di calcio dell’eercizio successivo (in serie C1, ndr), ben sapendo gli organizzatori dell’operazione che la vendita non poteva avere effettiva attuazione». CLUB DANNEGGIATO. Ma le accuse non finiscono qui per l’allora «ghota» granata, perché il procuratore Materia ha ravvisato la violazione di altri due articoli del codice civile, cioè «indebita restituzione dei conferimenti» e «infedeltà patrimoniale». Per la procura i sei «senza causa alcuna e sebbene la società fosse in una situazione di oggettivo squilibrio finanziario, versavano la somma di 2 milioni e 5mila euro - tra il marzo e l’aprile 2003 - alla controllante Acr Fin srl, così attuando una restituzione del capitale sociale con azzeramento del patrimonio sociale dell’Ac Reggiana spa. Tale fatto, tenuto conto delle modalità d’attuazione e dell’occultamento in contabilità della dazione alla controllante, imputando quale contropartita della somma uscita dalle banche un credito inesistente verso la Tuttoglio spa, costituisce altresì una ipotesi d’infedeltà patrimoniale perché, nonostante vi fosse un interesse in conflitto con quello della società, veniva compiuto un atto di disposizione dei beni sociali, cagionando un danno rilevante alla società, consistente nel versamento senza titolo apparente alla Acr Fin srl di 2 milioni e 5mila euro».
Sempre il procuratore Materia indica altre infedeltà patrimoniali - escludendo però il consigliere Farri - scrivendo nelle imputazioni che veniva corrisposta «senza titolo la somma complessiva di 2.052.434, 30 euro (al netto della restituzione) a Foglia dal primo luglio 2004 al 30 giugno 2005, nonché la somma di 134mila euro alla Acr Fin srl nel periodo 13 luglio 2004-16 novembre 2004 al fine di far conseguire a costoro un ingiusto profitto così cagionando intenzionalmente un danno patrimoniale alla società». Sempre nell’ambito della bancarotta fraudolenta, il pm capo accusa Foglia, Spallanzani e Zambelli «per avere nell’imminenza del fallimento ed utilizzando parte della somma derivante dall’incasso dell’ultima tranche del credito verso la Tuttogiglio spa, effettuato il pagamento di 455mila euro a favore della Foglia & c. srl (impresa edile, ndr) quale parziale restituzione del credito che la società aveva, allo scopo di favorire tale creditore con danno degli altri creditori sociali». MANCATO CONTROLLO. I tre componenti del collegio sindacale - dal 28 febbraio 2002 al 30 novembre 2004 - vengono invece accusati di bancarotta semplice. Secondo il pm capo «tenevano un comportamento superficiale ed imperito omettendo di effettuare un serio controllo contabile sulle poste creditorie della società e sulle movimentazioni finanziarie e bancarie che avevano comportato atti di depauperamento del patrimonio sociale. Inoltre, con riferimento alla cessione della partecipazione Mirabello 200 spa, avrebbero dovuto imputare la plusvalenza riducendo il credito a lunga e media scadenza dell’improto di 581mila euro (anche per effetto della sola omissione di tale appostazione di bilancio, l’esercizio al 30 giugno 2004 avrebbe chiuso con una perdita di circa 550mila euro in luogo di un utile di 30mila euro e dunque con un’alterazione del risultato economico e della situazione patrimoniale superiore alle soglie di punibilità.

Gazzetta di Reggio
(03 marzo 2009)

I Have a Dream (Io ho un sogno)

Martin Luther King: "I Have a Dream" (Io ho un sogno)

Discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963

... Non ho dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice. Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione. E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho un sogno. E' un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'arroganza dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia. Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!. Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E' questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l'America vuole essere una grande nazione possa questo accadere. Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York. Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania. Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. Risuoni la libertà dai dolci pendii della California. Ma non soltanto. Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia. Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee. Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà. E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".