Cesa Connection
di Marco Lillo
Fondi Ue passati per un'agenzia Onu. E finiti all'Udc attraverso fatture gonfiate. Un pentito di mafia racconta gli affari del segretario. Ora indagato dai pm di Roma
L'ufficio nel quale mafia e politica hanno incrociato i loro destini si trova nel centro di Roma. All'ultimo piano di uno stabile di fronte a Palazzo Chigi, aveva l'ufficio il tesoriere del segretario dell'Udc Lorenzo Cesa. Si chiama Giovanni Randazzo. Questo siciliano di 35 anni, secondo i magistrati della Procura di Roma avrebbe organizzato un giro di fatture gonfiate nei confronti di un'agenzia delle Nazioni Unite per finanziare Cesa e il suo partito, l'Udc. A raccontarlo ai pm romani è stato un suo coetaneo palermitano che ha dichiarato di aver partecipato a quei traffici. Il ragazzo dal bel volto rassicurante che si vedeva spesso nell'ufficio della società di Randazzo, la G&B, si chiama Francesco Campanella. Proprio lui, il super pentito di mafia che ha gestito per anni il riciclaggio di Cosa Nostra, l'uomo che ha fornito la carta di identità a Provenzano. Ora le accuse di Campanella, secondo quanto risulta a 'L'espresso', hanno portato la Procura di Roma a iscrivere Cesa nel registro degli indagati per finanziamento illecito al partito in concorso con Randazzo. Nel palazzo di Largo Chigi ha sede anche 'Der Spiegel', il settimanale tedesco che ha dedicato un'inchiesta alla pioggia di miliardi europei destinati alla Sicilia. Si intitolava 'Bocconi ghiotti per la mafia' e si domandava dove sarebbero finiti tutti quei soldi. Per trovare la risposta i cronisti tedeschi non dovevano andare in Sicilia, ma bussare al vicino. Dietro quel portone verde sul loro stesso pianerottolo c'era il computer usato da Francesco Campanella per scrivere contratti di programma e proposte di finanziamento. Gli affari del cassiere della cosca di Villabate e del tesoriere di Cesa andavano a gonfie vele. Una volta, secondo il pentito, tra un processo per omicidio e un viaggio con Provenzano, a Largo Chigi si è visto anche il boss di Villabate, Nicola Mandalà. Finché un giorno Mandalà viene arrestato. E Campanella decide di pentirsi. Nell'ottobre 2005, dopo aver raccontato tutto sulle cosche, le sale Bingo e gli ipermercati della mafia, butta lì al pm Maurizio De Lucia: "Ah, poi ci sarebbe anche quella storia di Lorenzo Cesa...". Appena comincia a verbalizzare l'incredibile intrigo che coinvolge Onu, ministero degli Esteri, Unione europea e Udc, il pm palermitano lo ferma. Poi il pubblico ministero chiama i colleghi romani Angelantonio Racanelli e Giuseppe De Falco. Ed è davanti ai tre magistrati, il 15 dicembre del 2005, che Campanella racconta la sua verità: ben 120 pagine nelle quali il nome di Cesa compare una quarantina di volte in relazione ai canali di finanziamento dell'Udc. Poche settimane fa i pm hanno notificato a Cesa, difeso dall'avvocato Marcello Melandri, la proroga delle indagini. Secondo l'accusa, le società vicine al leader Udc avrebbero sovrafatturato le loro prestazioni a un'agenzia delle Nazioni Unite per poi finanziare con la differenza la 'struttura politica' di Cesa. Le indagini sono state affidate al Gico della Finanza di Roma. I finanzieri hanno perquisito Randazzo e la Global Media della famiglia Cesa: ora stanno esaminando i computer e quintali di documenti nei quali sono stati trovati alcuni riscontri alle dichiarazioni del pentito. Non è la prima volta che Cesa viene indagato. La Global Media è stata già perquisita nell'ambito di un'inchiesta per truffa su ordine del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. All'inizio degli anni Novanta Cesa è stato addirittura latitante. Quando si consegnò ai pm che lo accusavano per le mazzette Anas, disse: "Voglio vuotare il sacco". Stavolta però è diverso. Cesa è segretario. E ad accusarlo è un pentito di mafia che dice di avere trafficato con i suoi uomini. Pur premettendo di non aver mai conosciuto Cesa, Campanella elenca una serie di circostanze precise sui suoi rapporti con le società di Largo Chigi. Fatti che si svolgono tra il 2003 e il 2005, gli anni del grande ritorno di Cesa sulla scena dopo lo stop per l'inchiesta Anas durante Mani pulite. Campanella conosceva Randazzo sin dai primi anni Novanta, quando avevano collaborato insieme alla campagna di un giovane candidato della Dc: Totò Cuffaro. Secondo il cassiere delle cosche, Giovanni era lo sfigato del gruppo. Campanella, un bel ragazzone con gli occhi chiari, era entrato a Roma dalla porta principale. Alla fine degli anni Novanta è il segretario dei giovani del Ccd e dorme a casa di Cuffaro. Randazzo invece, piccolo, moro e stempiato, fatica a trovare la sua strada nel sottobosco romano e abita dalla nonna. Campanella qualche volta gli paga la cena, poi nel 2003 lo incontra di nuovo. È un'altra persona: Mercedes, begli abiti, casa e ufficio a Largo Chigi, vacanze a Vulcano e gommone da 20 metri. "Giovanni che hai fatto?". Il vecchio amico gli risponde, svelando il nome del suo re Mida: "Lorenzo Cesa mi ha inserito in un sacco di affari. Vuoi diventare il mio uomo in Sicilia?". Campanella accetta: "Randazzo mi disse che Cesa era la mente finanziaria dell'Udc, il factotum, colui che riempiva le casse attraverso questo sistema, che è il sistema di finanziamento dell'Udc". Anche Campanella entra nel 'sistema' per un grande affare. Si chiama Pptie, ed è il Programma di partnerariato territoriale per gli italiani all'estero. Il Fondo sociale europeo aveva stanziato 8 milioni di euro destinati al ministero degli Esteri per agevolare i rapporti con gli emigrati di successo. Per evitare le gare, racconta Campanella, Cesa e i suoi amici riuscirono a far assegnare il programma a un'agenzia dell'Onu, il Cif-Oil di Torino, per poi sovrafatturare il costo dei convegni e restituire una quota alla struttura politica di Cesa. Complessivamente, fino a oggi per il Pptie sono stati spesi circa 5 milioni di euro. La fetta spettante alle società dei Cesa e di Randazzo ammonterebbe a poco meno di 400 mila euro. Campanella si è occupato della parte siciliana del programma che si è conclusa all'Hotel Astoria di Palermo nel gennaio del 2004. Prima del pentimento, nell'ufficio palermitano della sua società Sinergia c'era ancora il cartellone dell'evento. Campanella sostiene di avere incassato, insieme ai suoi soci, 50 mila euro per un lavoro all'acqua di rose. I soldi non uscirono direttamente dalle Nazioni Unite, ma da due società incaricate di gestire la formazione. "Sono tutti per te", gli dice Randazzo, memore della sua vicinanza nei tempi bui. Quando Campanella, sorpreso e incuriosito, chiede: "Ma come fate a creare il nero per il partito?". Randazzo punta il dito sul cocktail organizzato per l'incontro nazionale al Grand Hotel di Roma: "L'abbiamo fatturato 300 mila euro". In realtà sembra che la spesa fatturata si aggiri sui 200 mila euro, comunque per Campanella poteva valere poco più di 50 mila, il resto, secondo quello che gli avrebbe riferito Randazzo, era per Cesa e compagni. I verbali del cassiere dei boss non parlano di mafia, Cesa con quel mondo non ha nulla a che fare. Raccontano invece il retrobottega dell'Udc, i segreti della elezione a segretario propiziata dallo spostamento delle truppe di Cuffaro sul politico laziale. A tessere la tela dell'avvicinamento fu proprio Randazzo. Finché la notte prima dell'elezione Cuffaro sveglia Cesa alle due e gli dice: "Ti devi candidare". Così questo democristiano atipico, a cavallo tra Andreotti e Berlusconi, deve uscire dall'ombra. Cesa nasce ad Arcinazzo, nell'altopiano che guarda la Ciociaria, 55 anni fa. Figlio del sindaco del paese, un andreottiano di ferro morto a 90 anni, alla vigilia della sua elezione a Strasburgo, è sempre stato un uomo di poche parole e tanti voti. Nel 1989 raccoglie a Roma 26 mila preferenze, ma resta defilato. Mentre Follini si mette in mostra in Rai e Casini fa il portavoce di Forlani, lui preferisce la segreteria del ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. Tangentopoli lo sorprende con in mano diverse borse piene di mazzette pagate dai costruttori per gli appalti Anas. Lui si difende: erano per il partito. Lo condannano a tre anni e tre mesi, ma la sentenza è annullata per vizi procedurali. Quel giorno del 2003 alla sede dell'Udc si ode un boato: in via Due Macelli spuntano pasticcini e spumante. Si brinda al ritorno sulla scena di 'Lorenzo il munifico'. In quelle stanze, ogni mattina, decine di clientes, imprenditori e questuanti varcano la porta della segreteria. A destra c'è la stanza di Follini, il segretario forbito con la cravatta di Hermès che parla al Tg1. Eppure tutti puntano decisi a sinistra dove c'è l'ufficio di Cesa. Nei verbali di Campanella c'è la descrizione dinamica di questo potere sommerso. Nel 2003, Campanella e Randazzo vanno al ministero delle Attività produttive per parlare di alcune richieste di agevolazione. Campanella rimane impressionato dal trattamento riservato a Randazzo. Il sottosegretario Antonio Galati saluta l'uomo di Cesa, poi Randazzo e Campanella si appartano con il capo di gabinetto e Campanella racconta: "Fu un'esperienza sconvolgente. Continuava a chiedere a Giovanni di intervenire su Lorenzo per far nominare un direttore generale". Tutto sembrava dipendere da Cesa, già allora: un ex consigliere comunale era il vero capo dell'Udc.Il sistema, secondo Campanella, si basa su una serie di società che prendono appalti nel settore del marketing al fine di generare il nero da girare a Cesa e al partito. Il perno del meccanismo, secondo il pentito, sarebbe un'agenzia che organizza tutto: hostess, alberghi, biglietti. Il pentito non ne ricorda il nome. Una sola cosa è certa: il convegno finale del Pptie al Grand Hotel di Roma è stato organizzato da Global Media. La società dei Cesa è nel mirino anche a Catanzaro. Il pm De Magistris indagando sulla malagestione dell'emergenza rifiuti e sul ruolo della ditta Pianimpianti ha scoperto che Global Media ha incassato da questa sigla ben 360 mila euro. Pianimpianti è legatissima all'Udc e in particolare al suo leader calabrese Giuseppe Galati. Il suo vicepresidente è stato l'ex senatore Dc Franco Bonferroni, vecchio amico di Cesa, processato e assolto come lui per le mazzette Anas. Bonferroni è indagato per i suoi rapporti con Pianimpianti e nei giorni scorsi si è fatto interrogare per chiarire la sua posizione. Al pm che gli chiedeva conto di quei 360 mila euro avrebbe detto: non sono a conoscenza di alcun rapporto commerciale che giustifichi quell'esborso. Gli investigatori ora si stanno domandando: perché tutti sono così generosi con la società della famiglia Cesa? Global Media è stata fondata nel 1994 da Lorenzo insieme a un'effervescente operatrice del settore (nel 2001 la signora patteggerà una pena per favoreggiamento della prostituzione: era accusata di offrire belle ragazze a politici e manager di società pubbliche) che venderà le sue quote nel 1995 alla moglie di Cesa. Fattura 6,7 milioni l'anno grazie anche alle commesse di società nelle quali la politica ha un peso: Lottomatica, Enel, Alitalia e l'immancabile Anas. Solo da Finmeccanica, nella quale l'amico Bonferroni è consigliere, Global Media ha preso più di un milione di euro. La società dei Cesa lavora molto anche per l'Udc: tra i suoi clienti sul sito vanta la G&B di Randazzo. Quando Cesa scende in campo alle Europee del 2004, secondo il pentito la potenza di fuoco delle società amiche si fa sentire. Cesa prende 103 mila preferenze, più del doppio di Buttiglione. Randazzo in quelle elezioni è il suo mandatario elettorale, cioè tesoriere e pagatore. Secondo Campanella i fondi accumulati grazie alle fatture gonfiate sarebbero stati usati per cene, alberghi, viaggi e qualche volta anche per noleggiare un aereo privato. Le commesse dell'agenzia Cif-Oil non sarebbero l'unico canale di finanziamento occulto. Il cassiere della mafia di Villabate sostiene di avere lavorato con Randazzo anche nel settore delle agevolazioni alle imprese. Per ogni pratica presentata, Randazzo incassava 500 euro, 80 dei quali andavano a Campanella. Il pentito descrive una catena di montaggio: suo cugino faceva la spola tra Palermo e Roma con un trolley pieno di pratiche. Campanella le compilava e Randazzo le presentava. Al ministero era garantito un trattamento di favore: quando c'era bisogno di chiarimenti, secondo Campanella, non erano loro a muoversi. Un importante collaboratore del sottosegretario Galati prendeva il taxi e andava a Largo Chigi. n
Girandola di società
L'indagine su Cesa trova un ostacolo nella natura del Cif Oil. L'agenzia che ha pagato le società vicine al segretario Udc è un ente sovranazionale e i suoi dipendenti sono funzionari delle Nazioni Unite. I pm romani non possono neanche perquisirli. L'affare del Pptie, descritto dal pentito Campanella, coinvolge quattro soggetti: il ministero degli Esteri assegna i milioni del Fondo sociale europeo al Cif-Oil. L'agenzia Onu dovrebbe svolgere l'incarico senza alcun profitto, nel rispetto di canoni francescani: niente taxi e alberghi di lusso. La realtà descritta da Campanella è diversa: grazie alle entrature di Lorenzo Cesa, Cif-Oil delega l'organizzazione degli eventi alle società amiche che sovrafatturano creando la provvista per il segretario Udc. Quest'ultimo è il passaggio che gli inquirenti devono provare. Il programma Pptie si è svolto realmente e gli accordi di partnerariato sono stati firmati. I pm devono dimostrare che il tourbillon di eventi è stato montato con lo scopo di accantonare fondi. L'affare parte a fine 2003 quando, secondo il pentito, Randazzo gli dice: "Ci sono 8 milioni di euro e Cesa mi ha creato i rapporti per gestirne una parte". Campanella organizza in 15 giorni gli incontri di Palermo e diventa di casa a Largo Chigi: "Entravo e mi sedevo al computer. Stavo per mettere la targa della mia società accanto a quella della G&B di Randazzo. Condividevamo la carta intestata e lui aveva già messo la targa G&B nel mio ufficio siciliano". Il pentimento stronca il gemellaggio. A Largo Chigi non appare la targa di Campanella, ma quella di una società vicina alla famiglia Cesa: la Media & Project. L'affitto? Lo paga Cesa.
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